Studenti e ricercatori

Atenei, si parte da abilitazioni e risorse

di Benedetta Pacelli

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Alcuni atenei del Nord Italia hanno stabilito il numero programmato nei corsi di laurea di ingegneria, altri invece hanno consentito gli accessi alla laurea magistrale solo a studenti particolarmente meritevoli, per non parlare di quelli che hanno dovuto chiudere i rubinetti alla propria offerta formativa perché priva dei requisiti richiesti.

Il nuovo sistema di reclutamento
La vigilia del nuovo anno accademico si presenta così, con vecchi problemi a cui se ne sono aggiunti di più recenti. Ma con una speranza: l’entrata a regime del nuovo sistema di reclutamento, cosiddetto a sportello, a seguito del quale si conquisterà l'abilitazione rispettando determinati parametri e requisiti. Un sistema chiamato a sanare l’emorragia di docenti. Fondi permettendo.

Professori
Quello dell’assenza dei professori ordinari e associati, infatti, è uno dei problemi più significativi (accanto all'assenza dei fondi e alle nuove iscrizioni, con un calo di oltre 60mila studenti) che affligge il sistema universitario, un paradosso visto che la sua tenuta si regge grazie a quell’equilibrio perfetto tra docenti e studenti.

Finanziamenti ridotti
Una situazione frutto del combinato disposto tra la riduzione dei finanziamenti (l’Ffo dal 2008 al 2015 è diminuito di circa il 14% a livello nazionale), i blocchi del turnover e dei concorsi e l'abbassamento dell'età di pensionamento. Risultato: dal 2006, come ha evidenziato il Cun nell'ultima indagine sul sistema universitario, c'è stato un crollo verticale del numero di professori in servizio che è arrivato a -30% per gli ordinari e -17% per gli associati. Cifre messe in fila applicando agli organici strutturali le regole del turnover e le proiezioni sulle uscite di un sistema accademico che ancora oggi, a cinque anni dalla riforma universitaria (legge 240/10) che ne ha cambiato le modalità di selezione, e alla vigilia di una nuova selezione (attesa per fine anno), appare ancora pressochè bloccato in entrata. Senza un intervento immediato nel 2018 il numero dei professori ordinari scenderà del 50% (9.463 in valore assoluto) rispetto al 2008 e quello degli associati del 27%.

I paletti normativi
Né servirà a qualcosa la lista di idonei, conseguenti delle prime due tornate di abilitazioni decise con la riforma Gelmini. Perché le leggi di finanza pubblica che regolano il cambio generazionale permetteranno agli atenei di destinare il 50% dei risparmi ottenuti con le cessazioni dell' anno precedente. Ma, conti alla mano, saranno pochissimi quelli che potranno spendere in stipendi del 2014, considerando il calo generale dei finanziamenti e l'aumento della quota premiale arrivata al 20%. Una situazione che si riflette a sua volta sui corsi di laurea che, secondo i paletti previsti dalle ultime riforme, per restare aperti devono dimostrare di possedere determinati requisiti tra cui il corretto rapporto docenti/studenti. Che in molti casi manca.

Accesso programmato anche a ingegneria
Non stupisce quindi se, per esempio, diversi atenei del nord hanno inserito l'accesso programmato nei corsi di laurea in ingegneria (mai era accaduto), nè se altri hanno deliberato il blocco alle lauree magistrali per i più negligenti alla conclusione della triennale. Certo una situazione in controtendenza con la necessità di fare cassa anche usufruendo delle tasse degli studenti, e che invece si comprende con l'esigenza di mantenere alti standard qualitativi per l'attività della didattica e accaparrarsi così qualche fetta di finanziamento in più. Del resto sembra che gli interventi più significativi per gli atenei dell'ultimo decennio siano consistiti solo in azioni per l'aumento dell'efficienza, in cambio di riduzioni generali dei finanziamenti e dell'adozione di meccanismi di concorrenza per la spartizione dei fondi.


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