Studenti e ricercatori

Per i neolaureati la stabilità lavorativa vale più della carriera

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Quali sono le intenzioni professionali di circa 250mila laureati italiani alla conclusione del loro percorso universitario? Una risposta arriva analizzando le loro aspettative - come emergono dall’ultimo rapporto AlmaLaurea - in relazione ad alcuni elementi chiave come: gli aspetti più rilevanti nella ricerca del lavoro, le aree aziendali preferite, i tipi di contratto e la propensione alla mobilità. Ma quanti sono i laureati che hanno intenzione di entrare subito nel mercato del lavoro? Dall’indagine emerge che il 34% dei laureati di primo livello intende inserirsi direttamente sul mercato del lavoro dopo il conseguimento del titolo, una scelta che aumenta sino al 56% per i laureati magistrali e a ciclo unico. L’acquisizione di professionalità e la stabilità lavorativa diventano per i laureati i fattori più rilevanti nel momento di mettersi alla ricerca di un impiego. Quasi la metà dei laureati dichiara poi la propria disponibilità a trasferirsi all'estero per trovare un impiego in linea con la propria formazione, ma che soddisfi anche le proprie esigenze.

Laureati tra studio e lavoro
L’indagine sulle intenzioni dei laureati mostra che tra gli studenti di primo livello (laureati del 2014 intervistati poco prima della laurea triennale), è maggiore la propensione a proseguire gli studi, in primis con un titolo magistrale (60%). Sono in particolare i laureati dei gruppi psicologico, geo-biologico e ingegneria a manifestare l'intenzione di proseguire gli studi (le quote sono, rispettivamente, 93%, 90% e 87,5%). Di contro, c’è un 34% che pensa di inserirsi direttamente sul mercato del lavoro, con punte che passano dal 54% per i laureati triennali nelle professioni sanitarie al 45% per i laureati nelle discipline dell’insegnamento. Tra i laureati di secondo livello (laureati magistrali biennali e a ciclo unico del 2014) la quota di chi, subito dopo aver conseguito il titolo, punta all’inserimento professionale sale, com’era naturale attendersi, al 56%; in particolare ne è convinto il 69% dei laureati del gruppo linguistico, il 68% degli ingegneri e degli architetti e il 66% del gruppo economico-statistico. La scelta di mettersi direttamente alla ricerca di un impiego cala invece per i gruppi disciplinari che proseguono con la formazione post laurea (scuole di specializzazione, praticantato, dottorati, master, ecc.): interessa solo l’8% dei medici e il 26% dei laureati delle professioni sanitarie.

Cosa cercano sul mercato del lavoro?
Se si considerano le intenzioni del complesso dei laureati italiani, tra i fattori ritenuti decisivi nella ricerca di un impiego troviamo l'acquisizione di professionalità (76%), la stabilità del posto di lavoro (66%) e la possibilità di carriera (62%). Sono meno determinanti nella ricerca di un impiego il fatto di disporre di tempo libero (27%) e la flessibilità dell'orario di lavoro (25%). Ma come sono cambiate negli ultimi dieci anni le priorità dei laureati rispetto agli elementi ritenuti decisivi nella ricerca di un lavoro? Le variazioni non sono accentuate, segno che si tratta di fenomeni che si modificano in tempi molto lunghi. È comunque cresciuta la quota di chi ricerca la stabilità lavorativa (dal 61,5% del 2004 al 66% del 2014) a tal punto che ancora oggi il 90,5% dei laureati aspira ad un contratto a tempo indeterminato. Crescono anche l'aspirazione alla carriera (dal 58% al 62%) e all’indipendenza professionale (dal 45% al 48%) e la coerenza degli studi con il lavoro compiuto (dal 47,5% al 50%).
Quest’ultimo elemento, come appena detto, viene giudicato imprescindibile dalla metà dei laureati italiani: a ricercare una maggiore corrispondenza tra studio e lavoro sono i laureati in medicina (77%), nelle professioni sanitarie (69%) e in lettere (62%), mentre la coerenza con gli studi compiuti è meno rilevante per i laureati dei gruppi economico-statistico e politico sociale (40% per entrambi), ingegneria e linguistico (in tutti e due i casi, 42%).
I fattori decisivi nell'orientare la ricerca del lavoro differiscono significativamente tra uomini e donne, confermando il diverso approccio nei confronti del mercato del lavoro: mentre i primi sono più interessati alle prospettive di carriera (il 65% dei laureati contro il 60% delle laureate), le colleghe puntano a una maggiore stabilità lavorativa (70% contro il 60%).

L’estero: una prospettiva di lavoro per molti
Quasi la metà dei laureati italiani dichiara la propria disponibilità a trasferirsi all'estero per motivi di lavoro (49%), una scelta che, in particolar modo, viene giudicata possibile per il 62% dei laureati in lingue e per il 57% degli ingegneri e degli architetti, mentre tra i gruppi più “stanziali” figurano gli psicologi (40%) e i laureati nelle discipline dell'insegnamento (24%). Negli ultimi anni si è assistito ad una crescente disponibilità a spostarsi all'estero: 15 punti percentuali in più di quanto registrato nel 2004!


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