Studenti e ricercatori

Il ranking di «Qs»? Cambia le regole in corsa e sbaglia indicatori

di Giuseppe Novelli *

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Ogni tre mesi il walzer delle agenzie private di valutazione si divertono a dare pagelle alle Università di tutto il mondo ognuna utilizzando metodi diversi quindi non confrontabili e indicatori differenti talvolta privi di ogni criterio logico. È quanto accaduto con l’ultima pubblicazione del ranking di Qs che vede sostanzialmente arretrare tutte le Università italiane in pochi mesi! È ovvio che è impossibile in ogni classifica anche sportive perdere centinaia di posizioni in pochi mesi se non cambiano gli indicatori. Ebbene Qs ha deciso senza confrontarsi con nessuno di cambiare indicatori utilizzando un metodo errato nei principi e nella metodologia.

La credibilità del ranking si raggiunge proprio con la stabilità dei suoi indicatori nel tempo per consentire proprio alle Università di modificare gli indirizzi strategici (cosa che richiede qualche anno). Non è metodologicamente corretto cambiare i pesi in corso d’opera, eventualmente si devono pubblicare i ranking prima e dopo il cambiamento dei pesi. È come se durante il campionato di calcio, si decidesse di non considerare come reti quelli fatti di testa! Più grave di tutto è che la mancanza di comparabilità e questo distrugge la credibilità del ranking. Un ranking internazionale ha necessità di mettere sullo stesso piano tutti i Paesi. Ciò non è accaduto nel ranking Qs dove hanno “normalizzato” i valori delle citazioni scientifiche ad esempio di medicina, con le citazioni effettuate dallo stesso ateneo nelle aree umanistiche. Tutti sanno che le aree umanistiche in Italia pubblicano prevalentemente in lingua italiana e non inglese. In questo modo si da un vantaggio del tutto ingiustificato alle università inglesi e americane.

Una valutazione seria deve poter tener conto dei seguenti aspetti: rilevanza delle pubblicazioni; originalità/innovazione delle pubblicazioni; internazionalizzazione e/o potenziale competitivo internazionale; relativamente ai brevetti, i giudizi devono contenere anche riferimenti al trasferimento, allo sviluppo tecnologico e alle ricadute socio-economiche (anche potenziali). Speriamo che le Agenzie nazionali e internazionali di valutazione prendano in considerazione questo aspetti si smetta una volta per tutte di “giocare” a dare pagelle prive di senso e senza utilità.

* Rettore dell’università Tor Vergata


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