Studenti e ricercatori

Quell’inscindibile connubio tra università e città

di Stefano Paleari *


Quello che si è svolto a Pavia nei giorni scorsi , grazie al lavoro dell'Università degli Studi e della Conferenza dei Rettori, non è un convegno come tutti gli altri. Le tante testimonianze nazionali e internazionali sulla relazione tra Università e Città ci distolgono per un istante dalle solite discussioni su norme e provvedimenti che, per quanto essenziali, non esauriscono il compito di queste Istituzioni. Università e città sono fenomeni sociali che affondano le loro radici in secoli di storia e il cui legame è dettato proprio da tali radici. All’interno delle città le università si sono contraddistinte come fenomeni persistenti, non transitori, e sono diventate componenti del loro Dna.

Allo stesso tempo, il rapporto città-università è caratterizzato da un elemento evolutivo, così che la loro attuale struttura può essere vista come il risultato di una continua crescita contestuale e simbiotica. Nel corso del tempo le università hanno sviluppato una spiccata capacità adattiva trovando profili evolutivi innovativi, sia quando si sono aperte a tutte le scienze applicate, sia quando da elemento di trasmissione della conoscenza sono divenute elemento creativo sia, infine, quando si sono trasformate da elite a Istituzioni di massa.
La storia ci insegna che le caratteristiche delle città, sia metropolitane sia di piccole e medie dimensioni, hanno influito sulle università, sulle loro attività e obiettivi, modificandone le risorse a disposizione ed assorbendone la conoscenza e il capitale umano che veniva generato. Nel contempo l’evoluzione delle stesse università, contaminate tanto dal territorio locale quanto dalle dinamiche di più ampio respiro di carattere nazionale ed internazionale, hanno introdotto elementi di innovazione nelle città in cui sono dislocate.
C'è qualcosa di profondo che lega le città e le università. La città, così come l’università, è un luogo dove si può essere; è caratterizzata da un dentro e un fuori, spesso esistono delimitazioni ma sempre esiste una (o più) porta di ingresso. La convivenza delle due entità non è necessariamente il cosiddetto campus, distinzione netta tra un dentro e un fuori. Anzi, nel mondo, pensiamo all’America, dal nord al sud, spesso citata a tal riguardo, il campus è istituito se non come recinto almeno come elemento di distinzione dalla città. Questo senza nulla togliere ai suoi elementi di efficienza e praticità e, talvolta, di suggestione.

La nascita e l’evoluzione dell’università nella città sono sempre stati dettati dal contesto sociale ed economico del periodo in essere. Le istituzioni universitarie sono state considerate sin dal principio motori di riscatto e di crescita all’interno della società. I contesti di fame, peste e guerra in cui è avvenuta, non di rado, la costituzione delle università più antiche ne è un chiaro esempio. Dal momento in cui oggigiorno ci troviamo di fronte a fenomeni storici di cambiamento inesplorati, occorre che venga riconosciuto all’università non solo un ruolo tecnico di trasmissione della conoscenza, ma anche un compito di rinascita, di nuova speranza e di sguardo al futuro, che non sia solamente di natura economica (spin-off, nuova conoscenza), ma sociale e culturale. In fondo, dobbiamo prendere spunto dalla Storia: ciò che esiste da tanto, non solo dimostra di essere fondamenta, ma rivela una non comune capacità adattiva.

* Presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane


© RIPRODUZIONE RISERVATA