Studenti e ricercatori

Studenti e politici in coro: con il nuovo Isee a rischio il diritto allo studio

di Marzio Bartoloni

S
2
4Contenuto esclusivo S24

Gli studenti universitari continuano a suonare l’allarme: il nuovo Isee rischia di tagliare fuori tanti, troppi studenti fino all’anno scorso considerati idonei per una borsa di studio (dal 10 al 20% della platea dei beneficiari ). E ora dopo la denuncia passanno al contrattacco per provare a difendere il diritto allo studio: la proposta del Coordinamento liste per il diritto allo studio è quella di indire nuovi bandi da finanziare con le risorse che le Regioni risparmieranno proprio grazie al nuovo Isee. Di questa seria minaccia alle borse di studio ora sembrano accorgersene anche i politici da una parte all’altra dello schieramento: tra tutti Manuela Ghizzoni (Pd) e Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia).

Nuovi bandi con le risorse risparmiate
La conferma di un possibile taglio alle borse arriva anche da un recente studio dell'Istituto regionale programmazione economica della Toscana che ha evidenziato, a parità dei dati familiari reddituali e patrimoniali, un aumento dei valori del nuovo Isee rispetto al precedente. Per l’Irpet c’è il rischio fondato che si assottigli la platea di coloro che hanno diritto alle prestazioni del diritto allo studio (borsa, alloggio, mensa, etc.), o addirittura che molti studenti, attualmente beneficiari della borsa di studio, rischino di perderla a metà degli studi. A subire un drastico peggioramento dovrebbe essere - secondo i calcoli dell’Irpet - il 14%degli studenti ( il 9% passerà da essere titolare di una borsa a non esserlo più e il 5% vedrà diminuirne l'importo ). Anche le tasse universitarie sono destinate ad aumentare per lo stesso motivo. Una situazione questa che sta sollevando le proteste degli studenti in tutta Italia. Per uscire dall’empasse il Coordinamento liste per il diritto allo studio ha lanciato una proposta: visto che intervenire sulla normativa ormai in corso di applicazione «è dannoso e controproducente - avverte una nota del Clds -appare adesso dunque più realistico intervenire sui bandi regionali». Come? Visto che in base all’innalzamento dei valori Isee si determinerà una riduzione dei beneficiari che per le Regioni si tradurrà in un risparmio di risorse gli enti regionali per il diritto allo studio «potrebbero usare questo tesoretto - spiega Elia Cremona - per fare nuovi bandi con le risorse residue per assegnare le borse di studio fino alla capienza dello stanziamento complessivo a partire dall’Isee più basso e fino al valore più alto consentito dalle risorse disponibili e a prescindere da qualunque soglia».

L’allarme raggiunge la politica
Ieri è stata Manuela Ghizzoni (Pd) a raccogliere l’appello degli studenti tanto da presentare una interrogazione ad hoc al ministro Giannini: «Lo studio dell’Irpet- conferma Manuela Ghizzoni- mostra che circa il 9% dei borsisti perderebbe improvvisamente la borsa di studio nonostante abbiano rispettato le condizioni di merito e non si siano modificate le loro condizioni di reddito. E che questo accada a metà del percorso universitario è particolarmente pregiudizievole: questi studenti si troverebbero non solo a perdere il sostegno economico pubblico, ma anche a doversi sobbarcare l'onere delle tasse universitarie, da cui come borsisti sono esenti. E' purtroppo probabile che in molti casi saranno costretti a interrompere gli studi». «Se i dati in possesso del ministero confermeranno questo quadro - conclude Ghizzoni- occorrerà intervenire subito per correggere questa evidente stortura, a garanzia del diritto allo studio sancito in Costituzione». «A mio parere - conclue la deputata Pd - si dovrà modificare la normativa Isee, oppure innalzare le soglie di Isee previste per l'accesso alle prestazioni di diritto allo studio in modo da controbilanciare l'aumento dell'Isee a parita' di condizioni economiche del nucleo familiare». A denunciare questa minaccia al diritto allo studio anche il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: «Come al solito, Renzi se la prende con i più deboli, si riempie la bocca di slogan sulla buona scuola e sui giovani, ma poi mette a repentaglio la possibilità di milioni di studenti di continuare a studiare».


© RIPRODUZIONE RISERVATA