Studenti e ricercatori

La professione di architetto perde appeal, crollo di candidati ai test di accesso

di Benedetta Pacelli

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La professione di architetto perde appeal. Almeno nelle giovani leve. Sarà che ormai gli studenti hanno capito che la strada per diventare novelli Renzo Piano è irta di ostacoli e soprattutto piena di concorrenti, fatto sta che i numeri degli aspiranti ad architettura che, ieri, hanno tentato la lotteria dei quiz per gli accessi a numero chiuso è in caduta libera. Specie se si paragonano alle cifre degli precedenti. Secondo i dati, infatti, si sono iscritti ai test 10.994 neodiplomati che hanno concorso per poco più di 7.800 posti. Meno degli 11.884 candidati dello scorso anno, che, si sono invece spartiti 7621 posti, e ancor meno dei 14mila 874 dell'anno accademico 2013-2014, per 8.787 posti. Il motivo? Semplice: gli architetti sono troppi, si parla di oltre 150 mila professionisti, e la maggior parte di loro sottoccupati quando va bene, se non addirittura disoccupati. Anche in questo caso a dirlo arrivano i numeri.

Professione in crisi
Secondo i dati del consueto rapporto che il Consiglio nazionale di categoria (Cnappc) affida al Cresme (giunto ormai alla sua 4 edizione) i professionisti dell’area tecnica sono alle soglia della povertà, con un reddito medio pari a circa 17 mila euro, al netto dell'inflazione, e una perdita, tra il 2008 e il 2013, di circa il 40% del reddito professionale annuo lordo. Non solo perché il 68% della categoria vanta crediti nei confronti della committenza privata, mentre il 32%, un terzo degli architetti attende pagamenti da parte del settore pubblico. Non deve meravigliare quindi se la professione perde inesorabilmente attrattiva da parte delle giovani generazioni: il numero complessivo di immatricolati ad un corso di laurea di architettura, è crollato del 51% negli ultimi 5 anni (nel 2012, rispetto al 2007, quasi 7 mila immatricolati in meno), una flessione nettamente più marcata di quanto registrato per il complesso dei corsi di laurea (17%). E non potrebbe essere altrimenti visto che secondo i dati di Almalaurea nel 2013, ad un anno dal conseguimento del titolo di laurea di secondo livello (magistrale o magistrale a ciclo unico), il tasso di disoccupazione è arrivato al 28,7% (era il 9,7% nel 2008), 5 punti percentuale in più rispetto all'anno passato. Ecco perché a fronte di questo scenario, il calo delle vocazioni non preoccupa il consiglio nazionale, anzi.

Il calo delle vocazioni va nella giusta direzione
Secondo la categoria il numero degli immatricolati, e in generale degli iscritti alle lauree in architettura rimane comunque troppo alto. «Abbiamo un numero di professionisti fuori misura rispetto al mercato - ha commentato Simone Cola Presidente del Dipartimento Cultura, Promozione e Comunicazione del Consiglio nazionale di categoria - e siamo il paese con il più alto numero di progettisti per abitante. Tutto questo non ha senso, soprattutto considerando la crisi del mercato dell’edilizia, il blocco dei concorsi, dei lavori pubblici e la difficoltà delle imprese di costruzione». Dunque anche per architettura, come per le professioni sanitarie, sarebbe opportuno mettere attorno a un tavolo tutti i protagonisti della filiera? Potrebbe essere un’idea, ha concluso ancora Cola:«È più che mai indispensabile ragionare su una programmazione che tenga conto delle esigenze reali del mercato e poi soffermarci sulla qualità dei processi di apprendimento».


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