Pubblica e privata

Sconti ricerca e sviluppo: «valgono» le spese annuali

di Marco Magrini e Benedetto Santacroce

Gli incentivi alle imprese che investono in ricerca e sviluppo diventano operativi: restano, però, alcuni dubbi su come quali siano le voci agevolabili. Non è chiaro per esempio se saranno incentivate solo le spese pluriennali oppure beneficeranno dello sconto fiscale anche quelle sostenute nell’arco di un’unica annualità (anche se in questo caso l’interpretazione favorevole sembra possibile). Manca, poi, un’espressa previsione normativa anche sull’esclusione del costo del personale amministrativo non dipendente e sulle erogazioni a università ed enti di ricerca non legate a una diretta commessa ma volte a sostenere la ricerca (si veda anche l’articolo riportato accanto).

Ma andiamo con ordine. Il credito d’imposta sugli investimenti in ricerca delle imprese, introdotto dall’articolo 3 del Dl 145/2013 dopo l’emanazione del decreto Mef 27 maggio 2015 attuativo, diviene operativo e le imprese interessate hanno poco tempo per sfruttare al massimo l’interessante agevolazione già dall’anno 2015.

Periodo di applicabilità

Possono risultare beneficiarie del credito d’imposta tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico in cui operano nonché dal regime contabile adottato, che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo, a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2019.

Quindi la fruibilità del credito d’imposta corrisponde a cinque anni e:

per i soggetti con esercizio corrispondente all’anno solare, si riferisce agli anni dal 2015 al 2019 compresi;

per gli altri soggetti con esercizio a cavallo di anno, decorre dall’esercizio con bilancio che si chiude nel corso del 2016 fino all’esercizio con il bilancio che si chiude nel corso del 2020.

Il decreto attuativo è stato approvato e pubblicato nel mese di luglio 2015 e le imprese con esercizio corrispondente all’anno solare partono svantaggiate rispetto alle altre, potendo fruire, nella programmazione dei loro interventi sostenuti dall’agevolazione, di un tempo minore nel primo degli esercizi di riferimento.

Requisito soggettivo

Il perimetro soggettivo è ampio e ricomprende tutti i soggetti produttori di reddito d’impresa, quindi, si ritiene, anche gli enti non commerciali nello svolgimento della loro attività commerciale produttiva di redditi d’impresa; sono invece esclusi i percettori di redditi di lavoro autonomo derivante dallo svolgimento di arti e/o professioni.

Sono altresì esclusi, come precisa la relazione illustrativa al decreto, i costi dei soggetti che effettuano attività di ricerca e sviluppo su commissione di terzi, in quanto l’agevolazione compete solo alle imprese che investono risorse in attività di ricerca e sviluppo, svolgendola direttamente o commissionandola a terzi sulla base di appositi contratti. Quindi l’agevolazione spetterà eventualmente al committente se è in possesso dei requisiti necessari.

La norma non lo prevede espressamente ma dovrebbero poter accedere al beneficio anche le stabili organizzazioni in Italia di aziende estere, in quanto soggetti passivi fiscali

Spesa incrementale e media

Il credito d’imposta compete sulla «spesa incrementale complessiva», quale differenza positiva tra l’ammontare complessivo delle spese per investimenti in attività di ricerca e sviluppo, fra quelle ammissibili, sostenute nel periodo d’imposta in relazione al quale si intende fruire dell’agevolazione e la media annuale delle medesime spese realizzate nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015.

Il periodo triennale di riferimento della media di riferimento resta fisso per tutti i cinque anni interessati all’applicazione dell’agevolazione (per le imprese con esercizio corrispondente all’anno solare si calcola del triennio 2012 / 2014).

Per le imprese in attività da meno di tre periodi d’imposta, la media degli investimenti in attività di ricerca e sviluppo da considerare per il calcolo della spesa incrementale è calcolata sul minor periodo a decorrere dal periodo di costituzione (indipendentemente da quello di inizio dell’attività), traducendosi in un vantaggio per quelle imprese che sono rimaste inattive dalla costituzione.

Misura del credito d’imposta

Il credito d’imposta compete nella misura (articolo 1, comma 1 del decreto):

del 25% delle spese lettere b) e d) - ammortamenti attrezzature e competenze tecniche;

del 50% delle spese lettere a) e c) – personale specializzato e contratti di ricerca.

Dovranno essere determinate distintamente, sia la media della spesa storica per i diversi costi ammissibili (stante la diversa misura del credito producibile dagli stessi e spettante), sia l’ammontare annuo della spesa incrementale relativa ai medesimi distinti costi.

A ciascuna impresa può spettare un credito massimo annuale, complessivamente non superiore a 5 milioni di euro, con l’ulteriore condizione che siano sostenute spese per attività di ricerca e sviluppo almeno pari a 30mila euro annui (sommatoria di tutte le categorie di spesa previste).

Incertezze applicative

I maggiori dubbi, per i quali sarebbe utile una conferma interpretativa, sono collegati alla corretta individuazione dei costi ammissibili (si veda l’articolo accanto). Al di là della denominazione utilizzata di “investimento” in ricerca e sviluppo, si ritiene comunque che non dovrebbero intendersi solo gli oneri ad utilità pluriennale, ed in tal senso capitalizzabili con iscrizione fra le immobilizzazioni immateriali, ma anche gli oneri che possono esaurire la loro utilità economica nell’esercizio in cui gli stessi sono stati sostenuti.


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