Studenti e ricercatori

Horizon 2020: 106 milioni dall’Ue per sostenere la bioeconomia

di Roberto Nicchi

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Il futuro è Bio. O almeno sono in molti a crederlo. Sta di fatto che lo studio e l'utilizzo di energie rinnovabili, quanto la ricerca della sostenibilità ambientale a tutti i costi ed in qualsiasi situazione, sono ormai parte integrante del vivere quotidiano. Anche l’Europa sembra voler seguire questa strada tanto da indire, tramite il progetto Horizon 2020, un bando di 106 milioni di euro per il finanziamento di progetti realizzati in comune tra industrie a base “Bio”.

Call aperta dal 25 Agosto. Chi può partecipare.
Allacall, che si è aperta il 25 agosto , e la cui data di chiusura è fissata al 3 dicembre 2015, potranno partecipare tutte le entità legali costituite sul territorio di uno dei paesi membri dell’Unione europea o dei paesi associati al progetto Horizon 2020. Per stimolare la collaborazione internazionale nello studio degli argomenti trattati dal bando, minimo 65 dei 106 milioni prestabiliti saranno utilizzati per finanziare progetti provenienti da paesi al di fuori dell'Ue.

Regolamentazione e comunicazione a sostegno della “bioeconomia”
Tanti gli argomenti a disposizione dei partecipanti alla sfida lanciata dall’Erc. A partire dalla pianificazione di un innovativo piano di regolamentazione del settore in grado di contribuire alla politica ambientale in modo più coerente e di eliminare gli ostacoli agli investimenti al fine di far crescere una bioeconomia a livello internazionale e promuovere nuove catene del valore. Per far sì che ciò si realizzi non bisogna tralasciare gli aspetti della comunicazione e della sensibilizzazione al Bio, anche questi annoverati tra gli argomenti del bando, senza i quali non si può pensare di convincere la popolazione sui vantaggi del passaggio al biologico. Fattore determinante per poter sperare in un modello bioeconomico vincente.

Trattamenti molecolari e lignei
Tralasciando i fattori politico-economici si entra poi nella sfera bio-industriale. Ovvero, in quel che concerne l'ideazione e la sperimentazione, fino ad arrivare alla produzione, di tutti quei prodotti innovativi che si spera possano un giorno sostituire i loro attuali alter ego. Qui i campi di interesse contemplati dalla call spaziano su larga scala. Si parte dai processi di fermentazione e dallo sviluppo di tecnologie di bioraffineria che possano, tramite il trattamento delle biomasse, declassare l'utilizzo dei componenti fossili attualmente in uso sia in campo chimico che energetico. Interessanti anche gli argomenti proposti relativi all'utilizzo, o riutilizzo, di materiale ligneo. In particolare si punta sulla ricerca di un utilizzo innovativo delle materie prime lignocellulosiche, ad esempio residui agro-industriali, per la creazione di prodotti chimici da utilizzare, tra l'altro, in ambito edilizio, alimentare (es.: dolcificanti) o farmaceutico. Per rendere possibile tutto ciò, naturalmente, il bando non poteva non tenere in considerazione eventuali proposte per una gestione forestale di tipo espansivo e volte alla realizzazione di tecnologie innovative per la separazione e l'estrazione di composti a valore aggiunto dal legno e dai residui forestali.

Gestione del terreno agricolo, delle biomasse acquatiche e dei rifiuti
Parlando di “Bio” non si può non considerare il fattore agroalimentare. I partecipanti al bando potranno scegliere di presentare dei progetti innovativi per il riutilizzo degli scarti agroalimentari e per la gestione oculata delle coltivazioni in base al territorio in modo da non approfittare eccessivamente delle risorse idriche locali, soprattutto non inquinandole con fertilizzanti chimici. Altro argomento da trattare è la valorizzazione della biomassa acquatica. I candidati potranno, ad esempio, presentare proposte innovative per l'utilizzo di alghe, od altre piante acquatiche, in ambito alimentare e cosmetico per bilanciare l'utilizzo dei prodotti agricoli nei settori ad essi collegati. Lo stesso vale per il trattamento dei rifiuti, che in gran parte sono di base organica, e quindi sottoponibili a processi di bioraffinazione in grado di trasformali in materie prime utilizzabili su vasta scala. Naturalmente i prodotti frutto delle singole ricerche che riceveranno i fondi stanziati dovranno dimostrare di essere concorrenzialmente preferibili ai loro omologhi fossili per costi, sostenibilità e performance.


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