Pubblica e privata

Ricerca, il bonus premia le alleanze

di Carmine Fotina

ROMA

Priorità alla ricerca e agli investimenti produttivi. Il file del capitolo imprese in elaborazione in vista della legge di stabilità ruota intorno a questi due argomenti, e in queste settimane - fanno sapere i tecnici del governo - si effettuerà la scrematura per scegliere tra le varie ipotesi in campo le misure più efficaci (e maggiormente compatibili con i le finanze pubbliche).

Buone possibilità di passare per il super ammortamento volto a favorire gli investimenti in macchinari produttivi (si veda Il Sole 24 Ore del 28 agosto) ma anche per un parziale potenziamento del credito di imposta per gli investimenti in ricerca.

Innovazione

Si studia la possibilità di un bonus ricerca “volumetrico” e non più “incrementale” per le cosiddette spesa extra muros. In sostanza, il credito di imposta verrebbe calcolato sul volume dell’intero investimento e non sull’incremento rispetto alla media del periodo 2012-2014 nel caso di spese relative a contratti di ricerca stipulati con università, enti di ricerca e organismi equiparati, ma anche con altre imprese, comprese le startup innovative (sono invece escluse imprese controllate o controllanti l’impresa beneficiaria).

Va detto subito che il criterio della spesa incrementale è stato, fin da subito, contestato dalle imprese e questa eventuale correzione annullerebbe solo in parte il malcontento. Non si interverrebbe infatti sulla ricerca intra muros, quella effettuata dalle aziende con proprio personale e proprie attrezzature, ma l’esigenza di contenere il potenziale minor gettito imporrebbe di concentrarsi sull’emisfero “extra muros”. Quest’ultimo d’altro canto è il bacino in cui può crescere il trasferimento tecnologico e la valorizzazione economica dei brevetti, punto debole del sistema innovazione italiano. Dati dell’Airi (associazione italiana per la ricerca industriale) segnalano che le spese extra muros valgono all’incirca un quinto di quelli svolte “in house” (si parla di 2 miliardi rispetto a 11).

Già l’attuale formulazione del credito di imposta, va inoltre ricordato, premia le spese extra muros in misura maggiore. Il credito di imposta infatti, fissato di base al 25%, è raddoppiato al 50% nel caso di spese per partnership con università, enti di ricerca e startup (oltre che per costi relativi a personale altamente qualificato).

Confermata anche l’altra ipotesi di lavoro di ministero dello Sviluppo economico e ministero dell’Economia, cioè l’innalzamento del tetto massimo del credito d’imposta per ciascun beneficiario, dagli attuali 5 milioni annui a 10-15 milioni.

Investimenti e Sud

Dopo i buoni risultati della “Nuova Sabatini” e la chiusura senza proroga della cosiddetta “Guidi-Padoan”, l’arsenale per spingere gli investimenti produttivi delle imprese rischia da qui a poco di rivelarsi sguarnito. Di qui il tentativo in atto di sfornare una nuova misura. L’ipotesi principale, sul cui impatto hanno iniziato a lavorare anche alla Ragioneria dello Stato, è il super ammortamento al 140% in “salsa” francese ispirato alla legge Macron. Una misura che rientrerebbe in un più generale riassetto dei coefficienti di ammortamento dei beni con una possibilità di accelerarli. Opzione, quest’ultima, che potrebbe essere riservata alle imprese meridionali. In alternativa, sempre per il Sud, si pensa a un differente (ma più complesso) vantaggio che toccherebbe direttamente le aliquote fiscali.


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