Studenti e ricercatori

A Enna scoppia il caso della Facoltà di Medicina romena

di Mar.B.

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Numero chiuso a Medicina? Non c’è problema. Ora per i tanti aspiranti camici bianchi che non supereranno i test di ammissione - per quelli dell’8 settembre prossimo ci sono oltre 60mila candidati per 9513 posti - si profila un’inattesa “scappatoia”, molto più facile ed economica della già battuta fuga all’estero (l’iscrizione cioè in una facoltà di un Paese europeo per tentare poi il rientro in Italia). La Regione siciliana ha infatti siglato nei giorni scorsi una convenzione con l’università privata «Dunarea de Jo» per l’apertura di corsi in Medicina e in professioni sanitarie in Sicilia a Enna (60 posti per corso) con tasse d'iscrizione che orientativamente dovrebbero andare dai 4 ai 10 mila euro . Corsi che per i partecipanti aprirerebbero poi automaticamente le porte delle facoltà italiane (visto che rispettano i requisiti europei). Ma la novità ha sollevato un’alzata di scudi da parte di studenti, rettori e docenti.

Pioggia di critiche
No all’apertura in Sicilia di corsi di laurea universitari di area sanitaria dell'università rumena privata perché si tratta di «un espediente per aggirare le maglie dell'accesso programmato, senza alcuna ricaduta positiva per il territorio e per il sistema salute». Questo l’appello del coordinamento delle associazioni e dei rappresentanti di medicina siciliani - a cui aderisce anche l’associazione italiana giovani medici (Sigm) - al Miur e al ministero della Salute perché, «nell'ambito delle proprie prerogative, blocchino l'avvio dei corsi». Per i firmatari dell'appello è «schizofrenico l’atteggiamento del Governo Regionale, che da un lato compartecipa alla definizione del numero programmato e dall'altro, offrendo la fruizione delle proprie aziende sanitarie, sostiene un’iniziativa straniera che amplia il numero degli aspiranti medici ed infermieri. E il colmo sarebbe qualora si trattasse di un’operazione non a costo zero per la Regione, dopo che il Governo Crocetta ha posto fine al finanziamento di contratti aggiuntivi regionali per i giovani medici siciliani aspiranti specializzandi». «Se l’iniziativa della Fondazione Proserpina andasse a buon fine - aggiungono i firmatari dell’appello - si aprirebbe la strada ad una vera e propria `invasione´ straniera nel campo dell'erogazione dei saperi sanitari in Italia. Stupisce, inoltre, la mancata presa di posizione della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo)». Sulla stessa linea l’Andu (l’associazione nazionalle docenti universitari) che stigmatizza questa iniziativa come una conseguenza del numero chiuso: «Le organizzazioni universitarie hanno sempre ritenuto - afferma l'Andu in una nota - che sia imprescindibile l’abolizione del numero chiuso per tutti i corsi di laurea, che sia necessario l'avvio di efficaci sistemi di orientamento e tutorato e che si debba immediatamente abbandonare il sistema dei test d'ingresso, una lotteria che ha fatto dipendere il futuro di tanti giovani da prove inaffidabili, le cui regole peraltro sono cambiate continuamente. Un'inutile violenza contro migliaia di ragazzi e le loro famiglie».


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