Pubblica e privata

Ricerca, si amplia il credito d’imposta

di Carmine Fotina

È appena sbarcato sulla Gazzetta ufficiale, ma il nuovo credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo potrebbe già aver bisogno di un “lifting”. L’ipotesi al vaglio del ministero dello Sviluppo economico e del ministero dell’Economia è intervenire con la prossima legge di stabilità per correggere, potenziandola in alcuni punti, l’agevolazione definita dal decreto attuativo pubblicato sulla GU 174 dello scorso 29 luglio. Il capitolo “ricerca”, insieme al bonus investimenti (si veda Il Sole 24 Ore del 28 agosto), dovrebbe costituire il pacchetto industria della legge di stabilità, destinato a essere particolarmente leggero in considerazione dell’impegno di copertura necessario per altre voci della manovra che vanno dal disinnesco della clausole di salvaguardia fiscale all’operazione Tasi-Imu, dalle spese indifferibili al rinnovo dei contratti pubblici e alla spesa previdenziale legata alle perequazioni delle pensioni in seguito allo stop della Consulta.

Margini estremamente risicati, fanno notare i tecnici dell’esecutivo, che per questo motivo lavorano per snellire la tabella delle voci di “sviluppo” proposte finora dai vari ministeri. C’è comunque la volontà di fornire un segnale per incoraggiare gli investimenti in ricerca e in beni produttivi.

Nel primo caso, come detto, si parte dal credito di imposta inserito nella legge di stabilità dello scorso anno. In questi giorni si valuta la possibilità di innalzare il limite del “bonus”, attualmente fissato in un importo massimo annuale di 5 milioni per ciascun beneficiario. Il tetto potrebbe essere elevato fino a 10 o a 15 milioni annui. Contemporaneamente si valuta di eliminare il criterio della spesa incrementale, anche se limitatamente ad alcune voci di investimento. La norma attuale infatti fa scattare il beneficio fiscale solo per spese in eccedenza rispetto alla media degli investimenti realizzati nei tre periodi d’imposta 2012-2014. Una limitazione contestata fin dall’inizio dalle imprese, soprattutto da quelle che hanno avuto il coraggio di investire di più in innovazione proprio negli anni più acuti della crisi. La novità allo studio, almeno per le spese extra muros, ovvero quelle effettuate dalle aziende in collaborazione con soggetti esterni come università ed enti di ricerca, consentirebbe di calcolare il credito d’imposta sul volume intero dell’investimento e non più solo sull’incremento.

Parallelamente proseguono le simulazioni di Sviluppo economico ed Economia per quantificare l’impatto del possibile bonus investimenti che, imitando la norma appena approvata in Francia con la legge Macron, dovrebbe favorire le spese in macchinari produttivi con un super ammortamento del 140% e, probabilmente solo al Sud, con una riduzione della durata.

A ben vedere il menù per le imprese, a parte novità dell’ultim’ora e piccoli correttivi, potrebbe esaurirsi qui. Il Fondo centrale di garanzia, che con precedenti manovre era stato rifinanziato, dovrebbe avere risorse ancora adeguate per proseguire l’attività anche il prossimo anno. Questo nonostante il trend delle operazioni in crescita e il progressivo ampliamento del suo raggio d’azione, che ora copre anche le startup innovative (non ancora operativa invece la garanzia per assicurazioni, fondi comuni di investimento e Sicav).

C’è infine un’opzione che riguarda le norme per incentivare le reti a banda ultralarga. Il pacchetto di misure, per le quali originariamente era stato previsto un decreto legge poi accantonato, potrebbe confluire in un eventuale disegno di legge collegato alla Stabilità. Di certo il governo, se davvero vuole concretizzare il piano per internet veloce presentato lo scorso marzo, dovrà sbloccare al più presto le nuove agevolazioni promesse (credito d’imposta e fondo di garanzia per gli operatori e voucher per gli utenti).


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