Studenti e ricercatori

Dottorato, se la tesi è copiata non si può essere ammessi all’esame finale

di Andrea Alberto Moramarco

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La valutazione della tesi finale di dottorato non è una fase a sé stante rimessa alla Commissione esaminatrice, ma rientra nel giudizio sulle attività svolte nell’ultimo anno di corso. Di conseguenza, se il Collegio dei docenti ritiene che la tesi sia copiata, è legittima l'esclusione dall'esame finale del dottorando, con conseguente mancata acquisizione del titolo. Lo ha affermato il Consiglio di Stato con la sentenza 412/2015 .

Il caso
Il protagonista della vicenda è un dottorando cui era stato negato l’accesso all’esame finale del corso di dottorato da lui seguito. L’esclusione era dovuta ad un giudizio negativo sul terzo anno di corso da parte del Collegio dei docenti dell'Università che aveva ritenuto la tesi di dottorato «non originale in molte sue parti». Il dottorando ricorreva dinanzi al Tar contro il decreto rettorale di esclusione sostenendo che qualsiasi valutazione sulla tesi finale di dottorato sarebbe dovuta essere rimessa al giudizio della Commissione esaminatrice e non invece al Collegio dei docenti. I giudici davano ragione al dottorando ordinando all'Ateneo di portare a termine la procedura «permettendo all'interessato di sostenere serenamente la discussione d'esame davanti ad una commissione, incaricata di valutare i risultati scientifici dell’esaminando».

Il giudizio sulla tesi rientra nella valutazione sulle attività svolte nel terzo anno
L’esame tra un rinvio e vari certificati di malattia non era sostenuto dal dottorando e nel frattempo la vicenda era giunta in appello all'esame del Consiglio di Stato. L'Università, in sostanza, sosteneva la legittimità del decreto rettorale di esclusione sull'assunto che il giudizio espresso dal Collegio dei docenti sul terzo anno di corso si era giustamente esteso a tutta le attività svolte nell'anno di corso del dottorato, compresa dunque la redazione della tesi intesa «quale ultimo passaggio dell'attività di ricerca del dottorato». E, nella specie, il metodo scientifico scorretto nella redazione della tesi, ovvero la copiatura di varie parti dell'elaborato, era di per sé un motivo sufficiente per decretare la non ammissione all'esame finale.

Il Consiglio di Stato analizzando le disposizioni del regolamento di ateneo ribalta la decisione del Tar in primo grado e sposa la tesi dell'Università: la fase elaborativa della tesi è «parte integrante dell'attività di ricerca svolta nell'ultimo anno» di dottorato e l'eventuale valutazione negativa sulle modalità di redazione dell'elaborato da parte del Collegio dei docenti possono lecitamente determinare l'esclusione dall'esame finale e il non conseguimento del titolo. Per i giudici, infatti, non si può distinguere il triennio di corso dall'esame finale e se «la tesi rappresenta il momento di sintesi delle competenze raggiunte dal ricercatore, le modalità di compilazione della stessa non possono risultare estranee al giudizio da rendere sull'ultimo anno di corso». E soprattutto, nel caso di specie, non può negarsi la congruità del giudizio negativo «in presenza di una delle più gravi deviazioni in cui un ricercatore possa incorrere: quella della voluta riproduzione di lavori altrui».


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