Studenti e ricercatori

È “made Usa” (ma parla italiano) la piattaforma che supera le frontiere della ricerca

di Roberto Nicchi

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Abbattere le frontiere della Ricerca, questo è l'obiettivo. L’avvento delle nuove tecnologie della comunicazione ha stravolto completamente le nostre vite ma, nel più dei casi, la rete ha attratto le sue vittime con specchietti per le allodole. Tutto ormai sembra essere diventato Social. Il concetto di privacy è crollato davanti alla gioia di veder soddisfatto quel desiderio di egocentrismo insito in ognuno di noi. Social non deve, però, esclusivamente significare frivolezza. I meccanismi che muovono questo mondo virtuale parallelo sono frutto di anni di ricerca, tecnica od umanistica che sia. Ricerca, appunto. Ed è a queste origini che sembra ispirarsi Authorea, la piattaforma per la condivisione di pubblicazioni scientifiche che, dal 2013 ad oggi, continua a veder crescere il numero dei propri iscritti e relativi contenuti.

Le criticità del settore come spinta all'innovazione
Il mondo della Ricerca, in Italia lo sappiamo bene, non sembra vivere il suo miglior periodo. Un settore al quale tutti affidano le proprie speranze nel momento del bisogno è sempre più carente di quel supporto economico che, volenti o nolenti, è essenziale per portare avanti studi necessari al progredire della scienza e del benessere collettivo. E come la nostra vita non ha più freni nell'essere condivisa anche la Ricerca deve abbattere i tabù che la legano al concetto di riservatezza. Deve uscire dagli schemi ed approcciarsi ad uno stile di vita collaborativo, bypassando i vincoli gerarchici che legano un giovane brillante ricercatore magari ad un supervisore, seppur dal glorioso passato, ormai incapace di vedere oltre certi limiti e, di conseguenza, in grado di tarpare le ali ad un progetto di sicuro successo. Cartina di tornasole di questa amara considerazione il fatto che, dei 10mila utenti iscritti al sito, la maggior parte sia composta essenzialmente da dottorandi o postdoc (con l'aggiunta anche di qualche giovane professore) per un limite massimo di 40 anni di età.

Una via per allargare gli orizzonti della Ricerca
Il bisogno di allargare gli “orizzonti della Ricerca” è ormai chiaro all'intero settore dato anche l'aumento dei fondi internazionali (ad esempio i bandi Erc) stanziati per permettere collaborazioni e realizzare gruppi di lavoro multicompetenza e multiculturali. Authorea si candida ad essere una via per uscire da questo immobilismo scientifico. Un'alternativa che, seppur proveniente dagli Stati Uniti, parla italiano. Il progetto di divulgazione scientifica nasce infatti dal desiderio di due ricercatori, Alberto Pepe e Nathan Jenkins, che hanno deciso di dare una scossa all'intero settore partendo da uno degli argomenti più delicati per gli addetti ai lavori, quello delle pubblicazioni. Quella di Pepe sembra la classica storia del cervello italiano, nella fattispecie pugliese di Manduria, in fuga a causa delle poche opportunità offerte dal Bel Paese. Cervello che questa volta ha però direttamente scelto di intraprendere i suoi studi oltreoceano fino al conseguimento, prima di diventare un ricercatore associato della Harvard University, del dottorato di ricerca in Scienze dell'informazione presso l'Università della California, a Los Angeles, con una tesi proprio sui networks di collaborazione scientifica.

Perché usare Authorea
Il punto di forza della piattaforma è, per l'appunto la condivisione delle informazioni tra più ricercatori. Il sistema messo in piedi da Authorea permette, infatti, la realizzazione di un contenuto multi-autore liberamente modificabile da una ristretta cerchia di collaboratori se non dall'intera community. In questo modo più ricercatori, da diversi angoli del pianeta, possono contribuire allo svolgimento di una ricerca inserendo i risultati del proprio lavoro. Tutto in maniera facile e veloce con la consapevolezza di poter annullare tutte le modifiche non appropriate grazie ad un sistema di memorizzazione ed archiviazione di ogni singola versione del contenuto salvato on-line. Certamente i passi da fare per rendere la piattaforma accessibile a tutti i rami della Ricerca, dato che al momento per lo più sembra essere incentrata sulla Fisica e l’Astronomia, sono ancora molti ma le prospettive sono ottime. La procedura, infatti, deve essersi rivelata estremamente valida dato che anche il Cern ha deciso di adottarla per la realizzazione di una pubblicazione alla quale hanno preso parte più di 200 autori. Certamente una valida garanzia per i circa 7 milioni di autori di pubblicazioni scientifiche sparsi per il mondo.


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