Pubblica e privata

Confindustria: governance trasparente e più programmazione nel Pnr 2014-2020

di Eugenio Bruno

Una governance chiara e trasparente. La concentrazione dei fondi su pochi obiettivi prioritari. Il potenziamento delle infrastrutture di ricerca con una ricaduta sul manifatturiero. Il rafforzamento del credito d’imposta in modalità «non incrementale». Il sostegno alle Pmi innovative. Ma anche una maggiore attenzione alla comunicazione dei bandi e una velocizzazione dei pagamenti. Sono alcune delle proposte di Confindustria per la redazione del Piano nazionale della ricerca.

Come anticipato sul Sole 24 Ore del 30 gennaio, il documento governativo con le linee guida per l’innovazione da qui al 2020 è in dirittura d’arrivo. La sua approvazione al Cipe è attesa infatti tra fine febbraio e inizio marzo.In vista di quell’appuntamento, l’associazione degli industriali chiede al governo uno «sforzo di programmazione» che faccia della ricerca uno degli «elementi qualificanti» della nostra politica industriale. Nella consapevolezza che solo recuperando il gap dai competitor stranieri e sostenendo le aziende (anche le più piccole) nella sfida per l’innovazione, l’Italia potrà uscire dalle sabbie mobili della crisi.

Per farlo - si legge nel paper confindustriale - serve innanzitutto una governance chiara e incentrata su meccanismi trasparenti. A questo pre-requisito ne deve seguire però un altro: fissare pochi obiettivi chiari con tempi definiti di attuazione e risorse adeguate e certe. Se possibile sintonizzando le priorità nazionali su quelle già individuate a livello europeo nell’ambito di Horizon 2020. In questo processo - è la tesi delle imprese - non si può prescindere dalla partnership tra pubblico e privato. Come? Attraverso la valorizzazione delle infrastrutture di ricerca che hanno impatti reali sul manifatturiero. Puntando, ad esempio, su cluster e distretti tecnologici e rafforzando le filiere del valore.

In questo quadro anche il capitale umano ha la sua importanza. Da qui il duplice suggerimento di promuovere la figura del ricercatore industriale e di favorire il suo inserimento in azienda.

Cruciale è poi il tema della finanza per l’innovazione. Nel definire un «segno incoraggiante» l’arrivo con la legge di stabilità di un nuovo bonus ricerca, Confindustria ne auspica il rafforzamento in una direzione sempre più strutturale. Che passi dall’eliminazione del vincolo di destinazione alle sole «spese incrementali». E sempre a proposito di finanziamenti vengono caldeggiate, da un lato, l’attivazione di un fondo per le Pmi innovative fondato sul risk sharing e, dall’altro, l’integrazione di strumenti automatici e a selezione, in una logica di «matching funds» che coniughi risorse pubbliche (regionali, nazionali ed europee) e private.

Ma per collaborare bisogna anche comunicare. Possibilmente meglio di oggi. Un aiuto - prosegue il documento - potrebbe arrivare da un portale unico della ricerca per i bandi di gara nazionali e regionali e da un albo degli esperti e valutatori nazionali. Fermo restando che è cruciale anche la variabile tempo. Che significa applicazione della direttiva «late payment» e, più in generale, rapidità nelle fasi di presentazione, valutazione, selezione e finanziamento dei progetti. Da concludersi entro un termine massimo di 120 giorni.


© RIPRODUZIONE RISERVATA