Studenti e ricercatori

Test di medicina a settembre, il ministro: «Sarà prova qualificata e gli atenei prepareranno i candidati»

di Marzio Bartoloni

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No, il contestato test di ingresso a Medicina non sarà abolito. Almeno per quest’anno. Tornerà nella «prima decade di settembre», con una «prova più qualificata» e con gli atenei che daranno una mano a preparare gli aspiranti medici ai nuovi quiz. L’atteso e in parte scontato annuncio è arrivato ieri del ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini che durante la sua audizione nelle commissioni riunite Cultura e Affari sociali della Camera ha ribadito quantoaveva annunciato a Scuola24 .

Torna il test a settembre
Tramonta dunque, almeno per il prossimo anno accademico, il progetto della Giannini che puntava ad aprire a tutti l’accesso a Medicina con uno sbarramento forte però dopo il primo anno, il cosiddetto modello francese. Un modello «eticamente più accettabile» secondo il ministro che si è scontrato nei mesi scorsi con forti resistenze sia all’interno della maggioranza (sponda Pd) che negli atenei preoccupati dall’impossibilità di gestire iscrizioni di massa: «Se con un valido orientamento riusciremo a ridimensionare la domanda di iscrizioni a Medicina - chiarisce la Giannini - ci sono strumenti di valutazione che, personalmente, ritengo più efficaci come, ad esempio, il modello francese». Questo il progetto futuro (se mai vedrà la luce). Intanto però ci saranno ancora i test d’ingresso nella prima decade di settembre. Un punto su cui il ministro promette di intervenire per evitare la lotteria dei quiz degli anni passati finiti tra l’altro sotto la valanga dei ricorsi al Tar (solo quest’anno sono previsti 5.500 iscritti in più rispetto ai 10.500 programmati): «È necessario - ha detto il ministro -mantenere una prova più qualificata, senza scivolare su domande che hanno costituito motivo di aspra polemica». In ogni caso i test saranno «anticipati da una preparazione più mirata alle prove che gli atenei si sono detti disponibili a organizzare». Un punto però la Giannini ieri l’ha voluto ribadire. Test d’ingresso a parte, il numero programmato a Medicina non si tocca: «Toglierlo significherebbe tornare indietro di decenni e non assicurare una formazione di qualità», ha spiegato il ministro. Che punta già da quest’anno a ridimensionare l’«enorme domanda» per le facoltà di Medicina: «Attiveremo prime forme di orientamento per gli studenti delle superiori anche attraverso test autovalutativi che sondino inclinazioni e attitudini».

Più borse di studio per gli specializzandi medici
La Giannini ha anche annunciato un intervento per evitare l’effetto imbuto per chi intraprende il percorso di studi in Medicina: «Sono 63 mila i candidati potenziali alle Facoltà di Medicina, 12 mila i laureati che provano l’accesso alle Scuole di specializzazione e 8.200 i posti previsti con le borse di studio. Il quadro è quello di un imbuto decrescente che crea un’aspettativa all’inizio». «Deve essere invece corretta ed equilibrata - spiega il ministro - la corrispondenza tra quanti medici si laureano e quanti poi saranno gli specializzandi che riusciamo a garantire». Da qui l’intenzione del Governo di aumentare le borse di studio per le specializzazioni mediche la cui durata sarà tra l’altro ridotta in media di un anno dal riordino ormai arrivato in porto grazie a un decreto di cui è atteso il varo a giorni. Le borse, ha specificato la titolare del dicastero di Viale Trastevere, «saranno incrementate in modo diretto con uno sforzo economico del Miur e indiretto con un’intesa con il ministero della Salute, nel quadro del Patto per la Salute». «In questo secondo caso ha concluso il ministro - saranno finanziate dalle Regioni».


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