Studenti e ricercatori

Premi alla mobilità internazionale, arriva la seconda ondata

di Gianni Trovati

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Nuovi premi per le università che portano i loro studenti all’estero, e ulteriori incentivi per migliorare ancora. Arrivano dal decreto, pubblicato ieri dal ministero dell’Università dopo la registrazione da parte della Corte dei conti , che dopo 11 anni cambia le regole per l’assegnazione del Fondo ad hoc per «il sostegno dei giovani» e per «favorire la mobilità degli studenti». In gioco ci sono 65,2 milioni per gli atenei statali, e 2,6 per quelli non statali. A partire dall’esercizio finanziario 2014 (per effetto dell’articolo 60, comma 1 del Dl 69/2013) anche questo fondo entra nel fondo di finanziamento ordinario, ma il decreto varato a fine anno si limitava a indicare gli stanziamenti senza definirne le modalità di distribuzione.

A questo compito pensa il nuovo decreto, che assegna alla mobilità internazionale degli studenti il 75% dei soldi destinati agli atenei statali, e il 100% di quelli riservati ai non statali. Per misurare l’assegno da girare a ogni università, il provvedimento chiede di utilizzare quattro indicatori: il 60% del peso complessivo è assegnato alla mobilità effettuata da studenti e neolaureati, misurata con il numero di crediti formativi (almeno 9 nel caso dei laureati) ottenuti all’estero nell’anno precedente, una piccola quota (5%) sarà pesata in base al numero di dottori di ricerca dell’ultimo ciclo che hanno trascorso almeno tre mesi all’estero mentre il resto (35%) sarà assegnato in misura proporzionale al numero di studenti regolari, con l’eccezione degli immatricolati al primo anno. Con questa impostazione, il decreto fa il paio con la «quota premiale» del Fondo di finanziamento ordinario del 2014, che per il capitolo didattica (finanziato con 121,5 milioni, cioè il 10% degli incentivi complessivi per larga parte invece finiti a premiare le performance nella ricerca) è interamente assegnato sulla base del numero di studenti e neolaureati impegnati nell’anno precedente in programmi Erasmus, e al numero di crediti conseguiti all’estero.

Il nuovo provvedimento però non si ferma qui, perché si occupa anche degli incentivi al tutorato e alle attività didattiche integrative da parte dei studenti e dottorandi e degli aiuti alle lauree «di particolare interesse comunitario», scientifiche in primis. Al primo punto vengono dedicati poco meno di 10 milioni di euro, da trasformare in assegni a studenti e dottorandi impegnati nelle attività integrative e nel ruolo di tutor (ogni ateneo avrà una quota di risorse proporzionale ai propri costi standard).

Per le lauree di particolare interesse comunitario, da chimica a matematica, da fisica a geologia fino alle varie ingegnerie, resta invece l’ultimo 10% delle risorse del Fondo (6,2 milioni). Questi soldi serviranno a finanzire esoneri totali o rimborsi parziali agli iscritti o in altre forme di sostegno. Un ultimo capitolo (non quantificato) è dedicato al piano nazionale delle lauree scientifiche, che vedrà l’attribuzione di risorse soprattutto sulla base dei progetti (relativi a sperimentazioni, orientamento e laboratori nelle scuole superiori) presentati dalle università sulla base di modalità e scadenze ancora da definire da parte del Miur.


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