Pianeta atenei

Ecco i punti organico: almeno mille assunzioni, Bologna e Milano al top. Dal 2015 si cambia

di Marzio Bartoloni e Gianni Trovati

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Almeno un migliaio di assunzioni in arrivo negli atenei d’Italia. Il ministero in extremis firmail sempre molto atteso decreto sui punti organico che resta sulla scia di quelli del passato. Anche se per quest’anno viene garantita una “spalmatura” maggiore di turn over che vale come minimo il 20% per dieci università, mentre per gli altri schizza al massimo come nel caso del Sant’Anna di Pisa o di Catanzaro che fanno il pieno di punti organico rispetto al loro minimo garantito. In termini assoluti, come mostrano le tabelle allegate al provvedimento , a guidare la graduatoria è ancora una volta l’Alma Mater di Bologna, seguita da Statale e Politecnico di Milano. Porte chiuse, invece, per assunzioni e promozioni a Teramo, Foggia, Cassino, Reggio Calabria e Benevento, dove gli organici attuali sono già superiori a quelli che sarebbero consentiti dalla legge. Dal prossimo anno, poi, si cambia: entro gennaio dovrebbe essere varato un Dpcm con la programmazione 2015-2017 e con l’introduzione di soli due criteri per dividere i punti organico.

Le assunzioni 2014
I punti organico come noto sono preziosi per le assunzioni di docenti e ricercatori (1 punto vale un ordinario, 0,7 un associato, 0,5 un ricercatore). Da qui l’attesa degli atenei per capire gli spazi di reclutamento. Per quest’anno è previsto un turn over complessivo del 50%: sui 1628,06 punti relativi alle cessazioni del 2013 sono contendibili 814,03 punti. La loro distribuzione dipende dai criteri “meritocratici” previsti dalla riforma Gelmini, e attuati dal decreto attuativo del 2012 (Dlgs 49/201 2) che per misurare la salute dei conti punta in particolare su due indicatori: il rapporto fra le spese di personale e le entrate da fondo ordinario e contributi studenteschi, e l’incidenza delle spese di ammortamento sulle stesse voci di entrata. Quando la spesa arriva all’80% di Ffo e tasse, e le spese di indebitamento supera il 10% è attribuito un minimo di turn over del 10% rispetto alle cessazioni del 2013 (in questa categoria non risulta nessun ateneo). Per gli atenei con spese di personale superiore o uguale all'80% e indebitamento non superiore al 10%, è attribuito un turn over del 20% (qui si “iscrivono” 10 atenei, tutti del centro sud). Infine per le università più virtuose (calcolato in base a un indice di sostenibilità economica finanziaria mix tra spese di personale e indebitamento), oltre al turn over del 20% sul 2013,è attribuito in misura proporzionale «un contingente assunzionale aggiuntivo, fino a concorrenza del 50% massimo a livello di sistema».

Il quadro delle università
Dall’incrocio di questi parametri dipendono i «punti organico» assegnati dal ministero. Bologna e la Statale di Milano ne ricevono 56, 52 vanno al Politecnico di Milano e 50 alla Sapienza di Roma. Rispetto alle dimensioni iniziali, invece, l'intervento dei parametri moltiplica gli spazi assunzionali a Catanzaro, alla Sant’Anna di Pisa, al Foro Italico di Roma e alla Sissa di Trieste. Nonostante l’eccezione di Catanzaro, comunque, anche l’analisi dei conti realizzata dal Miur per l’assegnazione delle assunzioni conferma la distanza fra Nord e Sud: sono 12 le università che non si vedono assegnare nessun punto organico, e di queste solo Siena (a causa dei passati problemi di bilancio che stanno comportando un’importante ristrutturazione) e lontana dalle regioni meridionali. Oltre ai dati sulle assunzioni possibili, le tabelle elaborate dal ministero offrono indicazioni importanti sul quadro finanziario delle università statali, in particolare per quel che riguarda la spesa degli assegni fissi al personale: in media, gli atenei italiani dedicano a queste voci il 72,1% delle entrate che ricevono dallo Stato e dagli iscritti, ma a Sassari il parametro vola al 96,8%, a Potenza e Cassino supera il 91% e sono in totale dieci le università che scavallano il limite critico dell’80 per cento. L’indebitamento è record invece a Siena, dove l’ammortamento costa il 32,6% delle entrate proprie, mentre al secondo posto si incontra la solita Sassari con il 18,1 per cento.

Dal 2015 si cambia
Già a gennaio potrebbe vedere la luce un Dpcm con i nuovi criteri che il ministero introdurrà per il triennio 2015- 2017. Innanzitutto si prevede l’innalzamento della quota minima del turn over per singolo ateneo dal 10% al 30%. Il riparto del turn over nazionale destinato in ogni caso a crescere nei prossimi anni - 2015 (60%) e 2017 (80%) - sarà poi attribuito non più come oggi attraverso 3 categorie di “virtuosità degli indicatori di bilancio”, ma solo due. Da una parte le università con indicatore delle spese di personale uguale o superiore all'80% oppure con un indicatore di sostenibilità economico finanziaria inferiore a 1: queste potranno reclutare il 30% dei punti organico dell’anno passato. Dall’altra tutte le altre che oltre al 30% di turn over potranno reclutare un contingente aggiuntivo proporzionale al valore del proprio indicatore di sostenibilità economico finanziaria. In più per ogni ateneo statale sarà previsto un tetto massimo del turn over, pari al 110% dei punti organico basato sulle cessazioni dell’anno precedente. Mentre per quelle di ordinamento speciale il turn over potrà essere al massimo pari al 5% dell'organico in servizio nell’anno precedente .


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