Pianeta atenei

Oggi i numeri sui fondi 2014 alle università statali

di Gianni Trovati

Saranno pubblicati oggi i numeri del fondo di finanziamento ordinario 2014 delle Università. Il ministero è in attesa della registrazione da parte della Corte degli ultimi tasselli nel complesso mosaico normativo chiamato a distribuire le risorse agli atenei statali, e il bollino della magistratura contabile è atteso appunto per oggi. In ogni caso, assicurano dal ministero, i numeri saranno resi noti.Con questa accelerazione sul finale Viale Trastevere evita così di sforare il record negativo nella tempistica di assegnazione dei fondi. A spiegare il ritardo è la particolare complessità dell’architettura finanziaria realizzata quest’anno per definire l’assegno da destinare a ogni ateneo statale.

Il tassello inedito
È rappresentato dai costi standard, che quest’anno decideranno la distribuzione del 20% delle risorse “non premiali”, cioè 982 milioni di euro, per crescere poi in cinque anni a coprire tutti i 5 miliardi che non sono influenzati dalle performance ottenute da ogni sede sulla ricerca e sulla didattica. «In questo modo - ha sottolineato ieri Marco Mancini, capo dipartimento del Miur per l'Università, l'alta formazione artistica, musicale e coreutica e la ricerca - l’Università diventa il primo comparto pubblico in cui l’intero finanziamento statale è assegnato sulla base di parametri misurati su indicatori di qualità».
Il finanziamento universitario, infatti, in questa chiave poggia su due capitoli. Quello “premiale”, che nel 2014 vale 1.215 milioni di euro, dipende dai risultati raggiunti dagli atenei in tre campi: la qualità delle strutture impegnate nella ricerca, misurata dalla valutazione Anvur (850,5 milioni), le pagelle (sempre Anvur) sulla qualità della produzione scientifica realizzata dai docenti reclutati dagli atenei nel periodo valutato (243 milioni) e l’orizzonte internazionale della didattica, pesato in base al numero di studenti Erasmus e ai crediti conseguiti all'estero da studenti e laureati (121,5 milioni).

Il secondo capitolo
È invece rappresentato dalla spesa “storica”, quella che a partire da quest’anno viene appunto erosa dal meccanismo dei «costi standard per studente in corso». Parametri, questi ultimi, che devono valutare il “prezzo giusto” di ogni corso di laurea in base all’offerta formativa e di strutture. Un passaggio, questo, previsto fin dalla riforma Gelmini del 2010, che ora però muove il passo decisivo verso l’attuazione.


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