Studenti e ricercatori

Studenti-lavoratori in calo: nel 2013 la quota è scesa fino all’8 per cento

di Marzio Bartoloni

S
2
4Contenuto esclusivo S24
Nuovo focus di Almalaurea, questa volta dedicato alle esperienze professionali svolte durante gli studi: per il 48% degli iscritti attività coerenti con il percorso universitario

Studiare lavorando o, all'opposto, completare gli studi universitari senza svolgere alcuna attività lavorativa sono due modi di vivere gli anni dell'università che riflettono opportunità, motivazioni, esigenze e progetti di vita tendenzialmente diversi. Per analizzare questo tipo di esperienze universitarie, Almalaurea ha realizzato un focus sui lavoratori-studenti, sugli studenti-lavoratori e sui laureati senza alcuna esperienza di lavoro: i “lavoratori-studenti” sono i laureati che hanno dichiarato di avere svolto attività lavorative continuative a tempo pieno per almeno la metà della durata degli studi - sia nel periodo delle lezioni universitarie sia al di fuori delle lezioni - mentre gli “studenti-lavoratori” sono tutti gli altri laureati che hanno compiuto esperienze di lavoro nel corso degli studi universitari, prevalentemente saltuarie o stagionali.
La serie storica degli ultimi 10 anni evidenzia un incremento del numero dei lavoratori-studenti fino al 2009, seguito da un lieve ridimensionamento fino a raggiungere l'8% nel 2013. I laureati senza alcuna esperienza di lavoro sono sensibilmente aumentati, soprattutto negli ultimi quattro anni (erano il 24% nel 2005 e sono il 31% nel 2013). E' plausibile, dice Almalaurea, che la contrazione delle esperienze lavorative sia legata alle crescenti difficoltà occupazionali rilevate in questi anni di crisi economica.


Le caratteristiche dei lavoratori-studenti
La percentuale di lavoratori-studenti è maggiore tra i laureati di genere maschile; sono invece più numerose le laureate senza nessuna esperienza lavorativa. Il 48% dei lavoratori-studenti ha svolto un'attività lavorativa coerente con gli studi universitari: questa percentuale è particolarmente elevata nei gruppi insegnamento (73%), educazione fisica (72%) e professioni sanitarie (70%), molto contenuta invece nei gruppi letterario (30%) e linguistico (25%). La condizione socioeconomica dei genitori dei laureati è associata alla probabilità di lavorare nel corso degli studi: più elevato è il titolo di studio dei genitori, minore è la percentuale dei laureati che hanno svolto un'attività lavorativa. Tra gli studenti con almeno un genitore laureato, infatti, i lavoratori-studenti sono solo il 5%; salgono al 7% fra quanti hanno genitori con titoli di scuola secondaria di II grado e raggiungono il 14% tra i laureati con genitori in possesso di un titolo inferiore o senza titolo di studio.
La presenza dei lavoratori-studenti nei diversi tipi di corso risente della natura dei collettivi in esame e, in particolare, della distribuzione per disciplina di studio. I valori più elevati si riscontrano tra i laureati magistrali (10 su 100) e tra quelli di primo livello (7 su 100), mentre nei corsi di laurea a ciclo unico i lavoratori-studenti sono molto meno numerosi (3 su cento).
Il lavoro nel corso degli studi universitari è in generale più diffuso nell'area disciplinare delle scienze umane e sociali: i lavoratori-studenti sono il 18% dei laureati nel gruppo insegnamento e il 17% nel politico-sociale. Nell'area tecnico-scientifica si distinguono – con valori opposti– il gruppo educazione fisica, dove 13 laureati su 100 sono lavoratori-studenti, e il gruppo medicina e odontoiatria, in cui i lavoratori-studenti sono pressoché assenti e più della metà dei laureati non ha svolto alcuna attività lavorativa durante gli studi universitari.
Il lavoro nel corso degli studi universitari è più diffuso tra gli studenti dell'Italia centro-settentrionale che nel Mezzogiorno (i lavoratori-studenti sono il 9% al Nord, l'11% al Centro e 6% al Sud e Isole). A determinare questo divario sono le scarse opportunità occupazionali offerte ai giovani dal mercato del lavoro soprattutto nel Sud e nelle Isole, complice anche il difficile contesto economico internazionale.


La frequenza alle lezioni
Secondo Almalaurea c’è una stretta relazione tra lavoro durante gli studi e frequenza alle lezioni: al crescere dell'impegno lavorativo degli studenti diminuisce l'assiduità nel frequentare. Hanno seguito oltre i tre quarti degli insegnamenti previsti ben 80 laureati su 100 fra quanti non hanno lavorato; questa percentuale si riduce a 67 fra gli studenti-lavoratori e a 32 fra i lavoratori-studenti. L'assiduità alle lezioni è legata all'area disciplinare di studio: i laureati che frequentano oltre i tre quarti degli insegnamenti previsti sono molto numerosi nelle discipline dell'area tecnico-scientifica, in particolare nel gruppo delle professioni sanitarie (93%), in architettura (85%), chimico-farmaceutico, ingegneria e scientifico (tutti e tre 82%), mentre frequentano meno assiduamente i laureati nei gruppi delle scienze umane e sociali (in particolare i laureati dei gruppi giuridico, con solo il 35% e quelli del gruppo insegnamento, con il 46%).


© RIPRODUZIONE RISERVATA