Studenti e ricercatori

Meno abbandoni e fuori corso: le università non statali costano allo Stato 682 euro a studente

di Marzio Bartoloni

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Hanno ormai quasi gli stessi vincoli normativi di quelle statali, ma allo Stato costano sei volte di meno. In compenso però tra i loro studenti ci sono meno fuori corso e meno abbandoni. Sono le università non statali, prese in esame da una approfondita ricerca appena pubblicata dalla Crui, la Conferenza dei rettori.

Cala il contributo statale
Ad oggi in Italia sono presenti 66 università statali, 18 università non statali (di cui 14 associate alla Crui che le ha esaminate in questa ricerca ) e 11 università telematiche. Le Università non statali, dette anche «libere Università», sono quelle legalmente riconosciute e autorizzate, con provvedimento di legge, a rilasciare titoli accademici relativi all’ordinamento universitario di valore legale identico a quelli rilasciati dalle Università statali. Quindi anche le Università non statali «sono da considerarsi - avverte l’indagine - soggetti di diritto pubblico e sarebbe dunque improprio definirle “private”, in considerazione del loro assoggettamento alla disciplina pubblica relativamente, ad esempio, al reclutamento dei docenti e alla risoluzione delle controversie sulle procedure amministrative». La differenza è soprattutto in una «più accentuata autonomia, che consente loro, ad esempio, di assumere forme di governance diverse da quelle previste per le Università statali, per le modalità di istituzione e per il contributo finanziario, che chiaramente deve derivare in massima parte da fonti non statali». E infatti a pesare sulle entrate sono in particolare le tasse e i contributi studenteschi che sono in costante crescita: nel 2010 rappresentavano il 27% delle entrate totali, nel 2012 hanno raggiunto il 30%. Al contrario, i fondi pubblici valgono oggi circa il 4,8% delle entrate con un calo costante dal 2010, quando lo Stato spendeva circa 910 euro per ogni studente di ateneo non statale contro i 682 euro del 2013 (la spesa per ogni iscritto al sistema universitario statale è invece di 4.123 euro all’anno).

Performance migliori per gli studenti
Secondo l’indagine della Crui lo spaccato che emerge dalla popolazione studentesca degli atenei non statali, se paragonata alla media degli iscritti nelle Università italiane, «appare più brillante per effetto di una maggiore regolarità negli studi e un minor tasso di abbandono». Dalla fotografia scattata sui 14 atenei emerge infatti la presenza di«una minor quota di iscritti fuori corso», ma anche di «un tasso di abbandono minore e una più contenuta incidenza degli studenti inattivi, cioè di quei giovani che una volta iscritti non sostengono alcun esame ». I numeri riportati dall’indagine parlano chiaro: i fuori corso nelle non statali sono il 19.6% contro il 34.4% delle statali; gli abbandoni si fermano al 13.2% contro il 17.4 delle statali, e gli inattivi sono il 10.4% mentre si arriva al 15.9% nelle statali. Tra gli altri indicatori di qualitativi c’è anche quello relativo al numero di chi si laurea nei tempi previsti: nelle non statali sono il 57,5% contro il 35,3% degli atenei statali.


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