Studenti e ricercatori

Dal Pd emendamento alla stabilità per istituire il Fondo giovani ricercatori

di Eugenio Bruno

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Il Pd scende in campo accanto ai giovani ricercatori. O almeno ci prova. Tra i 1.010 emendamenti alla legge di stabilità (su 3.800 complessivi) che i democratici hanno presentato in commissione Bilancio del Senato ce n’è anche uno che istituisce un Fondo per l’assunzione dei giovani ricercatori. Con una dotazione da 50 milioni l’anno per il prossimo triennio. Affinché la misura passi serve però che il ministero dell’Istruzione lo “segnali” e che quello dell’Economia dia l’ok sulle coperture

La norma già prevista
In realtà nel Ddl una misura per stimolare l’assunzione dei ricercatori era già prevista. Per la precisione al comma 97. Inserendo un nuovo periodo nel comma 13-bis dell’articolo 66 del Dl 112/2008 la norma consentiva alle (sole) università ”virtuose” - quelle cioè che hanno un indicatore delle spese di personale inferiore all’80% - di stipulare contratti per ricercatori a tempo determinato di entrambe le tipologie (triennali “rinnovabili” per una sola volta e triennali non rinnovabili). Eventualmente utilizzando anche le cessazioni dei ricercatori della seconda tipologia avvenute nell’anno precedente. Ma questa misura non è piaciuta al mondo universitario, a cominciare dall’Adi, come su Scuola 24 del 5 dicembre scorso . Da qui l’impegno del Pd a porre rimedio al Senato con un emendamento.

L’emendamento Puglisi
Nel confermare quel meccanismo la proposta di modifica a prima firma Puglisi che è stata depositata in commissione aggiunge un comma 97-bis. In base al quale viene istituito presso il ministero dell’Istruzione un «Fondo per la realizzazione di un piano straordinario di assunzione di ricercatori nel triennio 2015-2017». Per un costo di 50 milioni di euro per il prossimo triennio. A utilizzarlo sarebbero però solo le università - prosegue l’emendamento - «che rispettano la condizione di cui all’articolo 7, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 49, e delle successive norme di attuazione del comma 6 del medesimo articolo 7». E cioè gli stessi atenei “virtuosi” di cui sopra.

Le prossime tappe
La misura ha già incassato il disco verde informale del ministro Stefania Giannini in un’intervista pubblicata ieri sul Sole 24 Ore . Affinché la misura passi è necessario però che dall’ok informale si passi a quello formale attraverso l’inclusione della disposizione nella lista di emendamenti “segnalati” su cui il Governo darà parere positivo. Decisiva in tal senso non sarà solo la spinta del Miur ma anche (e soprattutto) l’ok del Tesoro sulle coperture che però vengono individuate negli stanziamenti per il ministero dell’Economia previsti dalla tabella A della stabilità.


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