Studenti e ricercatori

Per gli assistenti sociali il lavoro è soprattutto «nel privato»

di Federica Micardi

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Assistenti sociali, il lavoro è nel privato. È quanto emerge da un’indagine svolta su un campione di 3.539 laureati negli anni 2006 - 2012. Il 66% degli intervistati ha un lavoro, ma solo il 29% lavora come assistente sociale; il restante 37% ha un impiego in ambiti affini (nelle associazioni di volontariato o in campo educativo). I laureati in attesa di un impiego sono il 34%, di cui la metà ha lavorato in passato, mente l’altra metà (594 soggetti) non ha mai lavorato.

L’81% cerca un’occupazione
Dei 926 non occupati l’81% è in cerca di un’occupazione. La ricerca di un lavoro diverso riguarda anche il 42% degli occupati Per il 40,6% dei neolaureati il primo impiego è stato nel settore privato, segue il terzo settore, con il 30,6%, e ultimo il pubblico con il 28,8%.
I principali settori di intervento dei laureati che hanno un’occupazione attuale giudicata attinente alla laurea in servizio sociale sono: famiglia (44,2%), anziani (42,2%) e disabilità (31,2%). Un altro segnale importante, riguarda la tipologia di contratti, aumentano quelli “atipici” mentre si riducono quelli a tempi indeterminato.

Coinvolti 21 atenei
La ricerca, intitolata “Gli sbocchi occupazionali dei Laureati in Servizio Sociale” , è stata condotta in 21 atenei italiani tra dicembre 2013 e marzo 2014 dal Dipartimento di Sociologia e ricerca sociale dell’università di Milano-Bicocca . «Questa ricerca dimostra che solo per una minoranza il primo lavoro dopo la laurea è nel settore pubblico che invece ha sempre costituito il settore occupazionale tradizionalmente prevalente per gli assistenti sociali - spiega Mara Tognetti, presidente del corso di laurea in Servizio sociale e coordinatrice dell’indagine -. Più spesso il primo lavoro si trova nel settore privato o nel terzo settore. Solo successivamente, dopo aver sperimentato uno o più cambi di lavoro, il settore pubblico acquista peso. In questo nuovo scenario bisogna essere imprenditori di se stessi, inviare domande a tutti i soggetti del welfare e non solo ai servizi pubblici. Molto utili i siti con le offerte di lavoro, ma le conoscenze continuano a costituire un capitale sociale fondamentale anche per trovare lavoro nei servizi del welfare».


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