Studenti e ricercatori

La denuncia degli specializzandi: domande troppo facili e copiature senza controllo

di Gianni Trovati

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Domande troppo semplici, tempi eccessivi, forti rischi di «copiature» in alcune sedi, verifiche inadeguate. Non è stato solo l’incidente informatico del Cineca, con l’inversione delle domande, a far zoppicare la selezione nazionale delle scuole di specializzazione: a dirlo è un ampio gruppo di medici che ha partecipato alle prove, e che chiede al ministero modifiche radicali per la prossima edizione.

La lettera, firmata da 276 aspiranti specializzandi di tutta Italia , non è un attacco pregiudiziale all’idea della selezione nazionale, ma una denuncia sul fatto che «la macchina organizzativa di questo test non è stata degna del compito affidatole». Nemmeno è un attacco alla decisione ministeriale di non annullare il test ma di escludere dalla valutazione le domande incriminate, riconoscendo che «questa soluzione appare l’unica al momento realmente attuabile». Proprio questa impostazione, però, rende ancora più pesanti le denunce che emergono indirettamente dalle proposte di soluzione suggerite al ministero per le prossime prove.

Test “di gruppo”
La prima riguarda il fatto che in diverse delle 117 sedi che hanno ospitato i test i candidati avrebbero raggiunto in massa punteggi «sproporzionati» rispetto ai livelli registrati nelle medie nazionali. L’ipotesi, quindi, è che le prove abbiano lasciato ampio spazio a copiature e confronti fra candidati alla ricerca della risposta giusta, come emerge chiaramente dalle proposte per il prossimo concorso: diminuire il numero di sedi, mettere i candidati a una distanza minima l’uno dall’altro, disporli in ordine casuale e «mai a discrezione dei singoli» e motivare i verificatori, assicurando che in ogni sede ci sia almeno un controllore ogni 20 candidati

Domande «inadeguate»
E dire che, a giudicare dal secondo gruppo di suggerimenti rivolti dai firmatari al ministero, i test devono essere stati tutt’altro che impossibili, al punto che si chiede di fare riferimento alle linee guida internazionali per preparare domande «davvero in grado di fare selezione tra gli aspiranti specializzandi». Ai quesiti di specialità proposti nei test di fine ottobre, infatti, era «possibile rispondere con sicurezza correttamente senza avere alcuna conoscenza specifica della materia in oggetto». Nel capitolo dedicato agli scenari clinici, invece, «la formulazione della domanda spesso forniva la soluzione diagnostica al caso», oppure «a suggerire la risposta» interveniva la costruzione di alcune domande successive

Tagliare i tempi
Per superare questi problemi, la lettera propone di rivedere drasticamente la struttura dei test, limitandoli a due giorni invece dei quattro previsti oggi e dedicando il primo giorno al test generalista uguale per tutti e il secondo giorno ai test di specialità. Per farlo, si chiede anche di ridurre i tempi aumentando le domande (la proposta per il test generalista indica 100 quesiti in 115 minuti) anche per limitare il «rapporto assolutamente sproporzionato tra il tempo concesso e quello effettivamente richiesto per lo svolgimento dei test».

Ricorsi in arrivo
L’impostazione costruttiva della lettera non porta ovviamente gli autori a negare il rischio di ricorsi, motivati dal fatto che «in molti ci riteniamo danneggiati non solo economicamente ma anche e soprattutto moralmente, e ognuno di noi deciderà se e in quali sedi far valere le proprie ragioni contro questo sistema».


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