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Borse di studio quasi salve, così le Regioni provano a evitare i tagli dello Sblocca-Italia

di Marzio Bartoloni

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Il diritto allo studio non è ancora salvo. Ma almeno ora c’è una ciambella a cui appoggiarsi. Per le borse di studio negli atenei,seriamente messe a rischio dal Dl Sblocca Italia varato ieri dal Senato, le Regioni hanno approntato un piano di salvataggio - se il Governo lo accetterà - che dovrebbe evitare la scure più dolorosa: quella dei tagli “lineari”. Resta in piedi invece il vincolo del patto di stabilità interno sempre sui 150 milioni del diritto allo studio , così come i timori per l’impatto che avranno il prossimo anno i tagli alle Regioni previsti dalla legge di stabilità.

Il piano di salvataggio delle Regioni
Tutto nasce dal Dl Sblocca Italia approvato ieri sera dal Senato. Anzi, in realtà, inizia nel maggio scorso in base a un accordo sancito in Conferenza Unificata in cui si decide che anche i fondi nazionali per il diritto allo studio - 150 milioni che si aggiungono ai fondi regionali di poco superiori - rientrano nel patto di stabilità interno. Un forte vincolo all'uso di queste risorse a fronte però della promessa del Governo a non far scattare tagli alle Regioni per 560 milioni. Nel decreto Sblocca Italia entra però solo la prima parte di questo accordo mentre sui tagli non si fa nessuna retromarcia; anzi si dà pochissimo tempo alle Regioni (fino al 31 ottobre scorso) per trovare le voci da tagliare se non vogliono che le risorse vengano «automaticamente» rese «indisponibili», come recita il quarto comma dell'articolo 42. Le Regioni dopo aver chiesto in tutte le sedi di fare retromarcia sui tagli - che avrebbero avuto un impatto deflagrante anche sulle risorse del diritto allo studio - hanno inviato nei giorni scorsi una proposta per la copertura dei 560 milioni. «Ci hanno lavorato i vari assessori al bilancio - avverte Emmanuele Bobbio, assessore all’Istruzione della Toscana e coordinatore degli altri assessori - la copertura per la maggior parte delle Regioni arriverà dai fondi Fas non spesi». Ora tocca al Governo accettare la proposta: «Mi aspetto che risponda positivamente», aggiunge Bobbio.

Resta il vincolo del patto di stabiltà e la minaccia di nuovi tagli nel 2015
È sempre il decreto Sblocca Italia a intervenire pesantemente sul diritto allo studio. Sempre nell’articolo 42, ma stavolta al comma 1, dove si prevede il rientro nel patto di stabilità di diverse voci che colpiscono soprattutto l'istruzione. Il che significa che non ci sarà più l'obbligo di vincolo per la destinazione dei fondi. Nel mirino ci sono appunto i 150 milioni per le borse di studio universitarie, i 100 milioni per le scuole paritarie (sui 220 complessivi), gli 80 milioni per i libri di testo e i 15 milioni per il sostegno agli studenti disabili. «Per quanto riguarda la Toscana e molte altre Regioni posso già dire che saranno trovate le risorse per le borse di studio, perché per noi rappresentano una priorità», avverte ancora Bobbio. Discorso, questo, che però andrà verificato soprattutto nelle Regioni con i conti più traballanti: al dunque potrebbero rinunciare alla copertura di parte delle risorse del diritto allo studio. Ma è anche il prossimo futuro a preoccupare dopo la pioggia di tagli alle Regioni previsti dalla legge di stabilità per il 2015 (4 miliardi a cui si aggiungono gli 1,75 ereditati da Monti e Letta). Una mannaia che potrebbe rimettere ancora a serio rischio il diritto allo studio già oggi malmesso, come dimostra il confronto con l’Ue. Nel 2013 l'Italia ha erogato solo 141.310 borse, contro le 305.454 in Spagna, le 440.217 in Germania e addirittura le 629.115 della Francia.


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