Studenti e ricercatori

Borse di studio sempre più in bilico, le Regioni passano al contrattacco

di Marzio Bartoloni

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Una tripla tagliola sulle borse di studio per quest’anno che mette seriamente a rischio i 150 milioni per il diritto allo studio che le Regioni potrebbero vedersi sfilare nelle prossime settimane. Fondi che se evaporassero, come teme il coordinatore degli assessori regionali all’Istruzione Emmanuele Bobbio, farebbero sparire da un giorno all’altro 43mila borse di studio. Da qui la controffensiva dei governatori che stanno preparando un emendamento al Dl Sblocca Italia ora all’esame della Camera, al cui interno è contenuta una mannaia sul diritto allo studio. Che tra l’altro non è in pericolo solo quest’anno. Dopo la pioggia di tagli alle Regioni previsti dalla legge di stabilità per il 2015 (4 miliardi a cui si aggiungono gli 1,75 ereditati da Monti e Letta) l’erogazione di buona parte dei contributi agli studenti rischiano di diventare un miraggio.

La tripla tagliola
Tutto nasce dal Dl Sblocca Italia. Anzi in realtà qualche mese prima e in particolare da un accordo sancito a maggio in Conferenza Unificata in cui si decide che anche i fondi per il diritto allo studio - 150 milioni - rientrano nel patto di stabilità interno. Una prima “tagliola” all’uso di queste risorse a fronte però della promessa del Governo a non fa scattare tagli alle Regioni per 560 milioni. Nel decreto Sblocca Italia entra però solo la prima parte di questo accordo mentre sui tagli non si fa nessuna retromarcia; anzi si dà pochissimo tempo alle Regioni (fino al 31 ottobre) per trovare le voci da tagliare se non vogliono che le risorse vengano «automaticamente» rese «indisponibili», come recita il quarto comma dell’articolo 42 (ecco la seconda “tagliola”) . Ora di questi 560 milioni di tagli previsti per il 2014 «la gran parte si abbatterà sull'istruzione e il trasporto e questo ci preoccupa», avverte Bobbio. «In Conferenza Unificata a fine maggio - spiega l'assessore - era stato stabilito che, con un emendamento, le Regioni non dovessero restituire quei soldi allo Stato ma ora, con il Dl Sblocca Italia, quei soldi devono essere dati entro fine ottobre. Sono tagli che incideranno, nelle prossime settimane, su borse di studio, fondi alle scuole paritarie, trasporto di disabili e materiale rotabile». Da qui la decisione delle Regioni di preparare in tutta fretta un emendamento al decreto che dovrebbe vedere la luce già nella prossima riunione della Conferenza prevista a fine ottobre. In ogni caso anche se passasse la modifica le Regioni poi avrebbero comunque poco tempo per il riparto che andrebbe fatto entro fine anno, pena la perdita dei fondi (ed ecco terza “tagliola”).

Dopo la stabilità a rischio anche i fondi per il 2015
Per Gianluca Scuccimarra, coordinatore dell'Unione degli universitari, «questa è la morte del diritto allo studio in Italia, altro che investire sulla scuola e sui giovani! Dopo aver trovato un' intesa che prevedeva minori tagli alle Regioni, mettendo però i fondi per il diritto allo studio sotto Patto di Stabilità, il Governo fa saltare l'accordo e reinserisce ulteriori tagli, rendendo impossibile per le Regioni spendere i 150 milioni stanziati lo scorso anno dal Governo Letta, e cancellando di fatto 50.000 borse di studio». Per il coordinatore dell'Udu inoltre i 4 miliardi di tagli alla spesa della legge di stabilità impediranno qualsiasi investimento regionale per il diritto allo studio nel 2015. «Le Regioni dovranno scegliere se tagliare l'assistenza sanitaria ai cittadini o il futuro a decine di migliaia di studenti», aggiunge Scuccimarra. Gli fa eco Alberto Irone della Rete degli Studenti Medi: «Prevedere ulteriori tagli significa uccidere definitivamente il diritto allo studio del nostro Paese e l'istruzione tutta. Diritto all'accesso significa prima di tutto garantire uguali condizioni di partenza, mentre così facendo il Governo creerà un'istruzione elitaria, accessibile solo a chi se lo può permettere, nel Paese con l'abbandono scolastico tra i più alti d'Europa, e le immatricolazioni all'università e i laureati che diminuiscono».


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