Studenti e ricercatori

Non è possibile il trasferimento dall'estero in facoltà a numero chiuso italiane

di Andrea Alberto Moramarco

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Gli studenti che hanno svolto i primi anni di corso presso università di altri paesi dell'Unione europea non possono chiedere di iscriversi ad anni di corso successivi al primo presso facoltà italiane a numero chiuso se non hanno svolto la prova di accesso alle facoltà italiane. Ciò è previsto dalla normativa italiana in materia di accessi ai corsi universitari che sul punto non contrasta con le disposizioni dell'Unione europea che disciplinano esclusivamente il riconoscimento delle qualifiche professionali e non invece il riconoscimento “accademico”. Lo ha ribadito il Consiglio di Stato con la sentenza 4877/2014.

La vicenda
Il caso riguardava alcuni studenti i quali, dopo aver frequentato i primi anni del corso di laurea in Medicina, farmacia e medicina dentaria - specializzazione medicina dentaria - presso l'università di Arad in Romania, avevano chiesto l'iscrizione ad anni successivi al primo del corso di laurea in Odontoiatria presso l'università degli studi dell'Aquila.
In un primo momento gli studenti erano stati ammessi ai corsi, ma in seguito il ministero dell'Istruzione, dell'Università e della ricerca interveniva con un'apposita nota con la quale affermava che tale procedura era in contrasto con le previsioni di cui alla legge 264/1999 (Norme in materia di accessi ai corsi universitari). In particolare, secondo gli organi ministeriali, il superamento della prova per l'accesso alle facoltà a numero chiuso è necessario anche per l'iscrizione ad anni di corso successivi al primo ed anche per studenti provenienti da università di altri paesi Ue, a prescindere dalla loro nazionalità e dal superamento in quei paesi di una prova di accesso per il primo anno. Di conseguenza il rettore dell'università abruzzese provvedeva ad annullare i decreti di immatricolazione.

Le motivazioni
Il caso giunge all'esame del Consiglio di Stato che fa chiarezza su una delicata vicenda con risvolti di interesse per il sistema globale di accesso alle facoltà a numero chiuso italiane. La questione per i giudici amministrativi è in sostanza relativa alla compatibilità con il diritto dell'Unione europea di una normativa nazionale, la legge 264/1999, che impone «l'obbligo di sostenere le prove di accesso alle facoltà italiane a numero chiuso anche agli studenti che abbiano svolto i primi anni di corso presso università di altri Paesi dell'Unione europea a che chiedano di iscriversi ad anni di corso successivi al primo presso università italiane».
Ebbene per il Consiglio di Stato l'ordinamento Ue disciplina solo il riconoscimento delle qualifiche professionali, attraverso la direttiva 2005/36/CE (recepita nell'ordinamento nazionale dal Dlgs 206/2007) e non anche invece il riconoscimento accademico, il quale consente al possessore di un diploma di continuare gli studi o di avvalersi di un titolo accademico in un altro Stato membro.
I giudici richiamano alcuni precedenti, sempre relativi alla richiesta di trasferimento di studenti da università rumene a facoltà di odontoiatria in Italia, che hanno ribadito come il diniego di ammissione alla facoltà a numero chiuso non concreti una violazione dei principi comunitari in tema di libera circolazione e di soggiorno. Per il Consiglio di Stato una pretesa di tal genere non è tutelata dall'ordinamento europeo, il quale ammette solo l'equipollenza tra i titoli di studio e garantisce il riconoscimento dei soli titoli di studio e professionali.


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