Studenti e ricercatori

Dopo la sentenza del Tar l’università di Palermo alle prese con l’«overbooking»

di Federico Fumagalli

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I 2.500 ricorsi accolti venerdì scorso dal Tar del Lazio hanno mandato nel caos molte università italiane. Ad avere la meglio sono stati tanti studenti che non hanno superato i test d'ingresso delle facoltà universitarie a numero chiuso, soprattutto Medicina e Chirurgia. Le prove d'accesso si sono tenute lo scorso mese di aprile con numeri da record. 64mila iscritti per poco più di 10.500 posti. La sentenza del Tar della scorsa settimana si aggiunge a quelle che in estate avevano dichiarato illegittimi i test. Complessivamente quindi, il numero dei riammessi tocca la non indifferente quota di 5mila unità. Numeri enormi per gli atenei, obbligati dai giudici amministrativi ad accogliere una quantità di studenti non prevista. È critica ad esempio la situazione dell'università di Palermo, costretta a chiudere per qualche giorno la propria facoltà di Medicina, per potersi riorganizzare nel modo migliore possibile.

L’emergenza di Palermo
«Abbiamo un significativo overbooking a cui stiamo cercando di far fronte», ci dice il professor Roberto Lagalla, rettore dell'università di Palermo e vicepresidente della Crui, la Conferenza dei Rettori. «Per il momento abbiamo dovuto accogliere circa 150 studenti di medicina, che hanno vinto il ricorso al Tar. Ne aspettiamo però fino a 300. I ricorrenti di quest'anno si sono aggiunti a quelli che il ricorso l' hanno già vinto nel marzo 2014 e che adesso affollano le lezioni del I semestre del primo anno». Il rettore Lagalla individua i problemi più concreti che una situazione del genere finisce per comportare: «C'è ovviamente un problema logistico, a cui stiamo cercando di far fronte ampliando la disponibilità di aule e riorganizzando l'afferenza in canali degli studenti». Ma il problema degli spazi non è l'unico. Prosegue il rettore: «La questione ha dimensioni nazionali e riguarda in particolar modo le università più grandi. Al di là delle sentenze amministrative, penso si stia cannibalizzando l'accesso alle facoltà di Medicina e Chirurgia, senza necessariamente fare leva sul merito».

Il futuro dei test d’ingresso
Torna dunque a riproporsi il dibattito sulla validità dei test di ammissione per aspiranti medici. Dopo questa sentenza «se ancora non è morto, il sistema dei test d'ingresso è perlomeno moribondo, in rianimazione», prosegue Lagalla, «essere arrabbiati non serve a nulla ma è ovvio che io sia molto preoccupato ed è altrettanto chiaro che il ministero dell'Istruzione debba presto adottare una decisione per rivedere le modalità di accesso». Non è nuova la volontà del ministro Giannini di eliminare al più presto il tanto contestato (e, qualcuno sostiene, poco meritocratico) test d'ingresso. Ma ancora si aspetta di conoscere quale formula potrebbe sostituirlo. «Sono d'accordo con il ministro», dice ancora Lagalla ma «allo stato attuale delle cose, non credo che la liberalizzazione possa essere la scelta opportuna. Lo pensa anche la Conferenza dei rettori». La Crui aspetta che il ministero faccia delle proposte, per poi poter discuterne insieme, scegliendo l'alternativa giudicata migliore. Intanto il numero degli studenti riammessi potrebbe ulteriormente aumentare. Altri ricorsi al Tar attendono risposte. Dovrebbero arrivare nei prossimi giorni.


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