Studenti e ricercatori

Test di medicina, riammessi in 5mila e caos nelle università con i «voti» più alti

di Gianni Trovati

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Con i 2.500 ricorsi accolti venerdì dal Tar Lazio, vola a quota 5mila il numero di studenti che hanno visto ribaltare dai giudici amministrativi il verdetto negativo ottenuto al test d’ingresso. A Palermo la facoltà di medicina si ferma da oggi fino a lunedì prossimo per cercare di capire come accogliere i 340 studenti che sono rientrati in gioco dopo essere stati fermati al test d’ingresso ed essere stati riammessi dal Tar. Ma il caos, alimentato anche dai continui cambi di rotta delle istruzioni ministeriali, è destinato ora a espandersi in varie sedi, anche perché altri due ricorsi stanno raccogliendo nuove adesioni (c’è tempo rispettivamente fino al 15 e al 20 ottobre).

Il quadro, insomma, è assai lontano dallo stabilizzarsi, e quest’anno il caos ha superato di molto i livelli di guardia al punto da far dire allo stesso ministro dell’Università Stefania Giannini che il test d’ingresso deve andare subito in pensione. Le intenzioni ministeriali per ora non vanno al di là di un tweet, in cui si spiega che il «numero programmato» deve rimanere cambiando però le modalità di selezione, ma di ulteriori dettagli al momento non c’è traccia. Vista la situazione, però, prima di occuparsi del futuro occorre affrontare le grane, in crescita, del presente immediato.

A Palermo, si diceva, l’attività didattica si paralizza per una settimana nel tentativo di capire come riorganizzarsi alla luce dei nuovi arrivi, ma lo stesso problema riguarda praticamente tutte le facoltà di medicina, che al momento non hanno la possibilità di sapere quanti sono i loro nuovi studenti. L’ondata di vittorie al Tar, che come accennato potrebbero moltiplicarsi a breve, ha fatto vacillare le “strategie” del ministero, che in pochi giorni ha diffuso due indicazioni diverse. La prima, che risale al 23 settembre scorso, permetteva agli studenti “perdenti” al test ma vincitori al Tar di iscriversi nell’ateneo, fra quelli scelti in sede di test, «nel quale risulta minimo lo scarto tra il punteggio del primo in graduatoria in quella sede e il punteggio ottenuto da ricorrente». Si è trattato di un tentativo, piuttosto bizantino, di limitare i danni, incanalando però gli studenti verso le università in cui il voto massimo ai test è stato più basso, come mostra il censimento ministeriale sui risultati : facile, quindi, l’ingresso a Campobasso (voto massimo 50,7), Sassari (51,8) o Salerno (53,8), praticamente impossibile a Torino (voto massimo 80,5), Foggia (78,6), alla Statale di Milano (78,6) e a Palermo (72,2).

Un meccanismo di questo tipo, però, avrebbe di fatto impedito l’iscrizione ai tanti studenti che non possono permettersi di frequentare l’università fuori sede, anche a causa dei tanti limiti nel diritto allo studio e della scarsissima presenza in molte città di alloggi studenteschi, e sarebbe stato oggetto di nuovi ricorsi, già annunciati all’indomani della diffusione della circolare ministeriale. Per evitare questo “contenzioso sul contenzioso”, il ministero nei giorni scorsi ha cambiato rotta, e ha aperto alla possibilità di iscriversi nella sede che lo studente aveva scelto nel test a prescindere dalle distanze fra il voto ottenuto dal ricorrente e quello registrato invece dallo studente più “brillante” con i quesiti. Questo ripensamento è naturalmente piaciuto agli studenti, ma altrettanto ovviamente ha gettato nel caos proprio gli atenei dove il voto più alto era maggiore, e dove quindi il vecchio metodo avrebbe limitato le iscrizioni in sovrannumero e i conseguenti problemi organizzativi: problemi che, in caso di nuove vittorie al Tar, sono destinati a moltiplicarsi.


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