Studenti e ricercatori

Meno occupate, meno pagate, contratti peggiori: tutti gli svantaggi delle laureate italiane

di Adriano Moraglio


In Italia il 42% degli uomini laureati, quattro anni dopo il diploma, guadagna tra i 1.250 e i 1.750 euro. Per le donne laureate, nello stesso arco di tempo esaminato, un simile stipendio è ottenuto solo nel 28% dei casi. E sempre nello stesso lasso di tempo dalla laurea, il 20% dei maschi è ancora disoccupato mentre, per quanto riguarda il campione femminile, il dato sale al 26 per cento. Sono due dati significativi che emergono dal terzo Rapporto Bachelor dal titolo “Giovani laureati in cammino tra università e carriera”, che analizza aspirazioni, percezioni e offre una radiografia della situazione occupazionale, retributiva e contrattuale, sulla base di un campione di mille laureati italiani, maschi e femmine, a distanza di 4 anni dal conseguimento del diploma universitario. Bachelor – Future manager alliance è una società multinazionale italiana che da 15 anni si occupa di ricerca e di selezione di laureati fino a cinque anni dalla data di laurea. Lo studio è stato curato da un team di ricercatori sotto la guida della responsabile del Centro studi e ricerche di Bachelor, Daniela Arlenghi.
Retribuzione
«Pochi anni dalla laurea bastano a scavare un solco tra uomini e donne», annotano i ricercatori di Bachelor: «Le laureate che guadagnano meno di 500 euro al mese sono, infatti, il 17% contro il 7% dei laureati. E se il 27% dei maschi può contare su di uno stipendio tra i 1.250 e i 1.500 euro, soltanto il 18% delle donne ha raggiunto questo traguardo. Un divario che si ripete anche per le retribuzioni più alte, visto che il 16% degli uomini guadagna tra i 1.500 e i 1.750 euro contro il 10% del campione femminile». E così via fino a quel 4,3% di laureati, contrapposto allo 0,3% di laureate, che si porta a casa oltre 3mila euro al mese.
Una differenza, rileva la ricerca, che si nota anche a parità di ruolo. La retribuzione di un impiegato esecutivo è, per esempio, fissata tra i 1.250 e i 1.500 euro nel 32% dei casi per gli uomini ma solo nel 20% dei casi per le donne. Per funzioni di quadro, il 21% delle laureate percepisce uno stipendio che supera i 2mila euro, cosa che ai colleghi maschi accade di più, nel 37% delle occasioni.

Occupazione e contratti
Gli occupati, tra i laureati al centro dell'indagine di Bachelor, raggiungono quasi l'80% mentre, tra le donne, il dato non arriva al 74 per cento. Una situazione, che risulta meno polarizzata al Nord, «dove la disoccupazione maschile si ferma al 12% e quella femminile al 13%, e più marcata al Sud (con il 42% degli uomini contro il 50% delle donne senza lavoro) e soprattutto al Centro, dove al 13 % di laureati maschi senza impiego corrisponde un 29% di laureate».
Tra gli intervistati con occupazione, il 50% degli uomini ha un contratto a tempo indeterminato mentre questa tipologia di rapporto di lavoro riguarda il 27% delle laureate. Una disparità che si ritrova anche guardando a quella minoranza che, in pochi anni, ha raggiunto il livello di quadro. Traguardo, non a caso, centrato dall'11% dei maschi e soltanto dal 3% delle laureate.

Tipo di lavoro, orario, soddisfazione
È tra le donne, nel campione di mille intervistati nel terzo Rapporto Bachelor, che si riscontra una maggiore propensione a lavorare in proprio, con un 15% di libere professioniste rispetto all'8% degli uomini. In quanto a settori di impegno, le laureate sono occupate soprattutto nel terziario (52%). Le intervistate, inoltre, lavorano “part-time” più spesso dei loro colleghi maschi (25% contro 7%), ma nell'80% dei casi non si tratta di una loro scelta. Elemento che apre un altro discorso di svantaggio per le donne: il 79% dei laureati uomini ritiene di ricoprire una mansione adeguata ai propri desideri e studi rispetto al 64% delle donne. Al 42% degli intervistati maschi che dichiarano di svolgere una mansione davvero coerente con gli studi intrapresi, corrisponde il 35% del campione femminile.


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