Studenti e ricercatori

Niente blocca-ricorsi a medicina: i vincitori al Tar potranno iscriversi nella «loro» università

di Gianni Trovati

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Il ministero dell’Università torna sui propri passi, e con una nuova nota inviata ieri ribalta le istruzioni diffuse il 23 settembre scorso e in pratica permette agli studenti esclusi dai test d’ingresso a medicina e riammessi dai Tar di effettuare l’iscrizione nell’ateneo che avevano scelto per la selezione. Viene cancellata, quindi, la vecchia indicazione ministeriale secondo la quale gli studenti rientrati in gioco grazie ai giudici amministrativi avrebbero dovuto dirottare la propria carriera universitaria nell'ateneo dove lo scarto tra il punteggio acquisito e il punteggio del primo classificato risultasse minimo.

Al centro del tira e molla ci sono 2.500 studenti, che hanno visto ribaltare dal Tar l’esito negativo al proprio test d’ingresso e hanno quindi acceso l’ennesima polemica sulle selezioni a medicina. Polemica che, questa volta, potrebbe mettere la parola «fine» a un meccanismo di accesso che ogni anno è sfociato in battaglie infinite di carta bollata: sul punto è intervenuto in questi giorni lo stesso ministro dell’Istruzione e dell’Università, Stefania Giannini, annunciando l’intenzione di proporre l’addio non al numero chiuso, come chiedono molte rappresentanze degli studenti, ma ai test d’ingresso, sulla base del fatto che «gli studenti non vanno valutati con 60 domande a risposta multipla». Per ora il progetto del ministro è limitato a un tweet, canale frequentatissimo dagli esponenti del Governo Renzi, ma segna senza dubbio un primo passo per allontanarsi da un meccanismo che in questi anni ha mostrato tutti i propri limiti.

Per chi è rimasto invischiato in quella che potrebbe essere l’ultima edizione dei test, invece, il cambio di rotta del Miur segna una svolta concreta e importante. La nota del 23 settembre, che aveva scatenato le proteste sia degli studenti sia dei rettori, avrebbe infatti imposto traslochi forzati per la maggior parte dei vincitori al Tar, con il risultato pratico di impedire l’effettiva iscrizione agli studenti che appartengono a famiglie meno fortunate dal punto di vista economico: i limiti del diritto allo studio e la quasi assenza di residenze universitarie avrebbero probabilmente scoraggiato molti aspiranti iscritti. Anche perché l’esodo forzato sarebbe avvenuto verso gli atenei caratterizzati dai punteggi medi più bassi, escludendo quindi i ricorrenti da molti dei poli “eccellenti”: il tutto, naturalmente, con enormi problemi organizzativi per le università caratterizzate dai punteggi più bassi, obbligate ad “ospitare” una quota aggiuntiva di studenti.


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