Studenti e ricercatori

Con la laurea in legge non si trova più lavoro? È tempo dell’«avvocato 2.0»

di Marzio Bartoloni

La laurea in legge come passepartout per il mondo del lavoro? Non più, visto che occorrono almeno 21 mesi per trovare la prima occupazione e nel 30% dei casi neanche si utilizza quanto si è studiato. E così dopo il boom del passato, quando tutti sognavano di fare il magistrato, oggi si assiste a un crollo delle immatricolazioni (-22%). Nasce da questa sconfortante fotografia sull'attuale scarso appeal della laurea in giurisprudenza la giornata di studio sulle professioni legali promossa dall'Associazione giovani avvocati (Aiga) insieme ai giovani notai (Aign) che ha riunito ieri a Roma politici, addetti ai lavori e imprenditori per costruire iter formativi capaci di rispondere alle reali esigenze del mercato.

I giovani avvocati e notai hanno provato con questo primo incontro ad accendere i riflettori sulla figura del «giurista 2.0» in grado di rilanciare professioni che oggi soffrono di una crisi non solo economica, ma di identità. Solo nel 2013 «il calo del redditi è stato del 3,1%», ha avvertito Nunzio Luciano, presidente della Cassa nazionale di previdenza forense, che ricorda come «molti giovani non riescono a superare i 10mila euro annui». Da qui la necessità di un percorso di revisione della formazione per rispondere meglio alle esigenze delle imprese e del mercato che i giovani giuristi vogliono avviare subito tracciando le competenze che servono oggi (su questo fronte partirà un'indagine in collaborazione con il Censis). Il primo identikit delineato dall'incontro di ieri è comunque quello di un professionista «senza frontiere» forte di specializzazioni al passo coi tempi e che conosca qualche lingua straniera. Per Nicoletta Giorgi, al vertice dell'Aiga, serve «un avvocato 2.0», che magari conosca meno il diritto romano ma punti su specializzazioni davvero utili: «Dal diritto commerciale, che copre uno spettro non più nazionale, ma globale, alle problematiche relative al web fino al diritto ambientale e alla privacy».

Per i futuri avvocati e magistrati serve un'esperienza sul campo nei tribunali, a fianco dei giudici. La proposta è arrivata dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che ieri ha partecipato a Roma alla giornata organizzata dalle associazioni dei giovani giuristi. Il ministro, che ha lanciato un invito all'avvocatura a evitare «approcci corporativi» che alla fine schiacciano solo i più giovani, si è detto convinto che una parte del percorso di formazione dei giuristi del domani debba passare attraverso «un affiancamento del giudice ordinario», mentre per i magistrati è «essenziale» la formazione comune europea per superare le «diffidenze fra Stati». Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi - che ha assicurato di voler tornare a fare l'avvocato («una professione che amo molto») - ha sollecitato invece le università a incentivare di più «l'esperienza diretta» che «lo studio frontale, nozionistico». E ha poi lanciato un invito agli avvocati a “trattare meglio” i giovani che hanno a fianco: «Da praticanti non siamo stati remunerati - ha sottolineato - quando passiamo dall'altra parte non dobbiamo fare altrettanto».


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