Studenti e ricercatori

Erasmus a rischio, al bilancio Ue mancano 212 milioni per il 2014

di Marzio Bartoloni

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Sono la bandiera dell'Europa “buona”, quella lontana dai diktat dei deficit da non sforare o dei moniti sulle riforme da varare. E ora anche loro sono costretti a fare i conti con il clima di austerity che ha colpito il bilancio dell’Unione europea. Sono gli studenti Erasmus - in Italia almeno 20mila ogni anno - che potrebbero già in questi ultimi mesi del 2014 essere costretti a rinunciare ai loro periodi di studio all’estero. I soldi del bilancio Ue per quest’anno sono quasi finiti e a rischio c’è anche il programma Erasmus: «La Commissione ha preso e sta prendendo misure per scongiurare ogni rischio di interruzione - spiega il direttore della rappresentanza in Italia della Commissione europea, Lucio Battistotti -, e ha chiesto uno stanziamento di ulteriori 212 milioni di euro perché sia assicurato il funzionamento del programma, come previsto».

A rischio secondo semestre del programma Erasmus
A lanciare per primo l’allarme nei giorni scorsi è stato il commissario Ue al bilancio Jacek Dominik: i soldi del bilancio Ue sono quasi finiti - ha avvertito - e a rischio ci sono le borse Erasmus per gli studenti, i finanziamenti alle Pmi e i beneficiari dei fondi di coesione. «Per quanto riguarda il bilancio 2014 la Commissione - aggiunge Battistotti - ha chiesto all'autorità di bilancio, cioè al Parlamento europeo e al Consiglio Ue, lo stanziamento di ulteriori 212 milioni. Questi fondi saranno usati anche per coprire tutte le borse di studio e altri trasferimenti per il secondo semestre dell'anno accademico 2014/2015». Insomma finora è stato coperto il programma per il primo semestre di quest’anno, ora bisogna trovare le risorse per gli altri sei mesi. Ma il rischio di fondi sempre più con il contagocce riguarda anche il prossimo anno visto che a Bruxelles si parla già di riduzioni al bilancio 2015: «Attualmente non sono previsti tagli alla proposta della Commissione per il 2015 che comunque deve tener conto della difficile situazione» spiega Battistotti che avverte come la questione sia « nelle mani» di Parlamento e Stati membri. «Noi tutti ci auguriamo che questi ultimi agiranno con responsabilità nei confronti dei giovani europei permettendo a uno dei programmi più riconosciuti e di successo non solo di continuare di esistere ma anche di crescere ed espandersi. Qui l'Europa non può fallire» . Anche perché per il direttore della Commissione Ue in Italia sarebbe «strano che da una parte si parla molto della necessità di investimenti, specie nei giovani e nel lavoro, e al tempo stesso quando si arriva ad assicurare i fondi necessari, alcuni Stati si tirano indietro e partono i tagli».

Previsti 15 miliardi fino al 2020, per l’Italia fondi in aumento
Il programma Erasmus+ (il programma che ha sostituito e ampliato Erasmus) si applicherà ai prossimi 7 anni, fino al 2020. Con una dotazione totale di 15 miliardi di euro, ovvero circa il 40% in più rispetto alla vecchia programmazione 2007-2013. Ne beneficeranno 4 milioni di persone, tra cui 2 milioni di studenti e 300.000 docenti dell'istruzione superiore. Solo nel 2014 l'Italia ha ricevuto da Erasmus+ circa 124 milioni di euro, «il che corrisponde - avverte Battistotti - a un aumento del 12% rispetto ai finanziamenti che l'Italia ha ricevuto l'anno scorso». I fondi sono già in mano alle agenzie nazionali che gestiscono il programma e nella maggior parte dei casi sono stati distribuiti agli enti destinatari delle sovvenzioni per consegnarli agli studenti in partenza per un periodo di mobilità all'estero. E Battistotti segnala che «l'importo destinato all'Italia aumenterà annualmente fino al 2020». «Gli italiani beneficeranno inoltre - ricorda il direttore della rappresentanza italiana di Bruxelles - dell'azione Jean Monnet per studi sull'integrazione europea nell'istruzione superiore e di borse per progetti sportivi transnazionali».


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