Studenti e ricercatori

Medicina, ammessi «con riserva» 2.500 ricorrenti, ma il ministero mette i paletti

di Marzio Bartoloni

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Sono ben 2500 gli aspiranti medici esclusi al test di ammissione nazionale della primavera scorsa che ora potranno iscriversi a Medicina per il nuovo anno accademico dopo aver vinto il ricorso al Tar. Una "vittoria" però monca, perché una nota diffusa nei giorni scorsi dal Miur ha stabilito che potranno iscriversi nell'università dove lo scarto tra il punteggio acquisito e il punteggio del primo classificato risulterà minimo. Qundi non la prima scelta effettuata dagli studenti al momento del test. La nuova telenovela sui test di ammissione a medicina costellata di polemiche e carte bollate - che puntualmente va "in onda" ogni anno - potrebbe essere l'ultima. Il ministero sta infatti continuando a lavorare sul'ipotesi di abolizione del test di ammissione con l'introduzione di uno sbarramento al primo anno.

Le "istruzioni" del Miur per le iscrizioni in sovrannumero
La nota del ministero dell'Istruzione, Università e Riceca, inviata ai rettori lo scorso 22 settembre ed emanata proprio per dare esecuzuione alle varie ordinanze cautelari del Tar disciplina le «iscrizioni con riserva e in sovrannumero» a Medicina. E lo fa con alcuni paletti inseriti - spiegano dal ministero - per difendere chi ha passato il test con punteggi alti e ha così potuto scegliere in quale ateneo iscriversi. La nota del Miur spiega infatti che «ciascun ricorrente possa immatricolarsi esclusivamente nella sede universitaria, indicata dal candidato al momento dell'iscrizione al test per cui risulta minimo lo scarto tra il punteggio del primo in graduatoria in quella sede e il punteggio ottenuto dal ricorrente». Questo proprio per evitare «un'ingiustificata disparità di trattamento» a favore di chi ha fatto ricorso al Tar e che «sovente - si legge ancora nella nota - non hanno neppure ottenuto il punteggio minimo per l'idoneità ai test». Il Miur chiarisce tra l'altro che l'immatricolazione di questi candidati rappresenta la «mera esecuzione del giudicato cautelare e che da essa non scaturisce in capo ai candidati alcun effetto definitivo né alcun diritto acquisito, potendo la loro posizione essere sovvertita con le decisioni nel merito dei ricorsi».

Le critiche del'Udu e i progetti di riforma del ministero
La nota del Miur non è andata giù all'Udu, l'Unione degli universitari che dall'inizio ha promosso i ricorsi al Tar e che ora si dice pronta a scendere in trincea ricorrendo di nuovo alle vie legali: «Riteniamo illegittimo il provvedimento perché le ordinanze del Tar sono più che chiare e stabiliscono le immatricolazioni dei candidati nelle sedi presentate in ricorso e poi perché il ministero, pur aprendosi alle immissioni in sovrannumero, non può intervenire su provvedimenti già in essere». L'Udu che boccia lo "sparpagliamento" nei vari atenei di chi ha fatto ricorso da anni è schierata contro i test di ammissione e ne chiede l'abolizione. Una richiesta che dovrebbe essere accontenta presto dal ministro Giannini che più volte ha dichiarato l'intenzione di superare il test d'ingresso per Medicina. Il ministero è al lavoro per presentare nelle prossime settimane una proposta a un tavolo in cui coinvolgere tutti i rappresentanti del mondo universitario. L'idea a cui stanno lavorando i tecnici è quello di abolire i test d'ingresso e di costruire un anno in comune per tutti gli studenti di facoltà affini (medicina, farmaci, biologia) modificando gli ordinamenti per consentire alle matricole di seguire corsi di base utili per tutti i percorsi. Ma con uno sbarramento alla fine del primo anno (si ipotizza anche dopo 6 mesi) che selezioni gli studenti ,perché su un punto la Giannini non vuole tornare indietro come ha chiarito lei stessa: «Non metto in discussione il numero programmato di medici rispetto agli accessi, ma voglio rivisitare completamente il test selettivo».


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