Studenti e ricercatori

All'Alma Mater di Bologna un dottorato con le aziende sulla gestione dei rischi finanziari

di Marzio Bartoloni

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Trovare una formula che eviti i rischi finanziari: per riuscirci l'università di Bologna ha ottenuto dalla Ue 1,5 milioni di euro. Li userà per un progetto di dottorato industriale che si chiama «wakeupcall» e che ha appunto lo scopo di sviluppare modelli matematici per la gestione dei rischi finanziari. Il finanziamento servirà per borse a giovani ricercatori la cui attività si svolgerà per il 50% presso aziende e centri privati.

Un dottorato industriale sulla gestione dei rischi finanziari
Ad aggiudicarsi il finanziamento per il dottorato industriale sulla gestione dei rischi finanziari nell'ambito del programma europeo «first horizon 2020 work programme» è stato l'ateneo bolognese dell'Alma Mater. Il progetto «wakeupcall« («applied mathematics for risk measures in finance and insurance, in the wake of the crisis») - come spiega una nota dell'ateneo - «vuole creare un'opportunità di incontro fra ricercatori accademici in finanza matematica e professionisti di alto livello nei settori finanziario e assicurativo, per discutere e interagire coinvolgendo giovani ricercatori«. Il tema è appunto lo sviluppo dei modelli matematici e delle tecniche di soluzione avanzate per la gestione dei rischi e valutazione di strumenti finanziari. La finalità è di educare giovani esperti nelle moderne tecniche di misurazione e gestione dei rischi con una maggiore consapevolezza e responsabilità acquisita a partire dalla crisi economica e finanziaria di questi ultimi anni.

L'iniziativa proposta da atenei e gruppi finanziari
Nel dettaglio il progetto «Wakeupcall» è stato proposto da un network di tre partners accademici, fra cui il Dipartimento di Matematica dell'Università di Bologna, l'università olandese di Delft e quella spagnola di La Coruna, e sette partners privati fra cui i gruppi finanziari Unipol, Banco Santander e Ernst&Young. Il finanziamento servirà per borse a giovani ricercatori la cui attività si svolgerà per il 50% presso un soggetto privato. Il progetto, chiosa la nota dell'università di Bologna, "rientra nell'ambito dell'accordo quadro tra l'Università di Bologna e Unipol e all'interno di un'ampia serie di iniziative comuni"


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