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Biomedicina: tra Cambridge e Oxford spunta la performance di Telethon

di Giampaolo Cerri

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Di poco migliore di Harvard e Oxford, abbastanza superiore a Stanford, Yale e John Hopkins, e appena inferiore a Cambridge: è l'impact factor, o fattore d'impatto, delle ricerche nell'area biomedica di Fondazione Telethon, misurato dalla britannica Thomson Reuters, agenzia d'informazione per il business, che compara il numero di pubblicazioni di un istituto di ricerca al numero di citazioni delle stesse su riviste scientifiche. Non solo, con il 15,66 registrato nel quinquennio 2009-2013, Telethon quasi doppia in produttività le realtà italiane comparabili, come l'Istituto superiore di Sanità-Iss e l'area biomedica del Consiglio nazionale della ricerca-Cnr che, rispettivamente, secondo una rielaborazione dei dati della stessa fondazione, hanno un impatto del 8,17 e del 9,55.

In 24 anni finanziati 2500 progetti di ricerca con 405 milioni
In valori assoluti, Telethon vanta 2.710 pubblicazioni, citate 42.438 volte, contro le 3.259 dell'Iss, richiamate però solo in 26.640 casi, mentre il Cnr-biomedicina, forte di 5.497 titoli, registra solo 52.479 citations. A un anno dal primo quarto di secolo, essendo stata creata nel 1989 da Susanna Agnelli, la fondazione presieduta oggi da Luca Cordero di Montezemolo va fiera dei propri risultati, che sono figli di un sistema molto rigoroso di selezione dei progetti di ricerca, oltre 2.500 da inizio attività, con oltre 405 milioni di euro distribuiti, 1.547 ricercatori coinvolti e 449 malattie rare studiate. Un bilancio che ha consentito di mettere a punto 27 strategie terapeutiche per 25 patologie. Performance che, comparate alla ricerca pubblica analizzando le risorse gestite, esaltano ancor di più l'efficienza delle fondazione non profit sarebbe esaltata ulteriormente. Negli anni ultimi tre esercizi finanziari, per esempio, l'Iss ha investito in ricerca 63,4 milioni nel 2011, 71,5 nel 2012 e 81,8 nel 2013 e, negli stessi anni, l'area biomedica del Cnr, ha registrato uscite per attività di ricerca per 61,7; 82,9 e 64,7 milioni. Nello stesso periodo, Telethon ha impiegato le risorse raccolte dalle donazioni in progetti scientifici per 37,3; 31,3 e 35,5 milioni di euro. Mediamente, a fronte di risorse che sono la metà e oltre di quelle degli istituti pubblici, la fondazione fa registrare un impatto dei lavori scientifici che è quasi doppio.

La ricetta è «separare rigidamente valutati e valutatori»
Ma qual è il segreto delle performance di Telethon ? «Separare rigidamente valutati e valutatori», spiega Francesca Pasinelli, la 58enne bresciana, direttore scientifico dal 1997 e generale da cinque anni. Formatasi nell'industria farmaceutica, Pasinelli ha impostato e adattato successivamente il meccanismo di selezione. Per lei peer review, cioè revisione da parte di pari, significa ricorrere a figure di competenze specifiche mirate: «Se abbiamo bisogno di valutare modelli animali per malattie mitocondriali - osserva -dovremo avere studiosi che li conoscano bene e che magari sanno dei metabolismi cellulari connessi e non genericamente il preside di Medicina dell'ateneo tal dei tali». Si tratta cioè «di minimizzare l'errore nella selezione», cominciando a scrivere «bandi semplici e lineari, a partire dalle loro regole», ricorrendo a più revisori, e obbligandoli, a confrontare le valutazioni personali in una discussione collettiva (study session), «per colmarne le eventuali carenze e per arrivare alla generazione di un consenso». Agli studiosi candidati, ricercatori di tutta Italia, prosegue Pasinelli, «restituiamo puntualmente la valutazione, col dettaglio che arriva sino ai singoli pareri e al posizionamento rispetto al totale». A governare tutto, una commissione scientifica di 32 membri, prevalentemente stranieri «per minimizzare i conflitti di interessi» e che restano in carica quattro anni. A Telethon non si sentono necessariamente un benchmark «per i sistemi governativi che hanno dimensioni e problemi diversi - dice la dg - ma questo modello potrebbe essere valido anche per la ricerca pubblica». L'unico cruccio: «Riusciamo a finanziare un po' meno del 20% dei progetti selezionati, mentre statisticamente sappiamo che l'eccellenza, in genere, raggiunge almeno il 25% delle candidature».


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