Studenti e ricercatori

L'identikit dello studente Erasmus: preferisce la Spagna, studia al Nord ed è figlio di laureati

di Marzio Bartoloni

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Sulla generazione Erasmus ormai c'è un'ampia letteratura e addirittura qualche film. Ma quello che emerge dalle ultimi indagini è quanto sia utile un'esperienza di studio all'estero per trovare dopo un'occupazione. Così racconta a esempio l'indagine appena pubblicata dall'Ue «The Erasmus impact study» che parla di tassi di disoccupazione dimezzati per chi ha seguito un programma Erasmus. E così confermano i dati di AlmaLaurea: l'esperienza di studio all'estero permette ai laureati di aumentare le chance di trovare lavoro, già ad un anno dal titolo, del 9%. E questo a parità di ogni altra condizione. Resta il fatto che l'accesso ai programmi Erasmus per gli studenti italiani - che nel 27% dei casi scelgono la Spagna - cambia in base ad alcune condizioni: partecipano di più gli studenti provenenti da atenei del Centro Nord e conta il contesto familiare visto che le percentuali raddoppiano se i genitori sono entrambi lauerati.

Erasmus scelto di più dai lauerati magistrali che da quelli di primo livello
Tra tutti i laureati del 2013, l'11% ha compiuto esperienze di studio all'estero riconosciute dal corso di studi. Il Paese di destinazione più frequente è la Spagna, scelta dal 27% degli interessati dalla mobilità internazionale, seguita da Francia (13 %), Germania (9%) e Regno Unito (8%). Il XVI Profilo dei laureati AlmaLaurea traccia un preciso identikit dello studente Erasmus standard: un'esperienza scelta di più da chi compie l'intero percorso "3+2" . Fra i laureati di primo livello le esperienze di studio all'estero riconosciute dal corso di laurea hanno coinvolto infatti circa il 7% degli studenti. Fra i laureati magistrali del 2013, la quota di chi ha efettuato un programma Erasmus nel corso del biennio sale al 12,9%; altri 4,9 su 100 non hanno partecipato a programmi nel biennio ma ne avevano svolti nel primo livello. Pertanto, 17,8 laureati magistrali su 100 hanno l'esperienza di studio all'estero nel proprio curriculum formativo. Tra i magistrali, dunque, la diffusione delle esperienze di studio all'estero è prossima all'obiettivo fissato per il 2020 in sede europea (20%). Nei corsi di laurea magistrale a ciclo unico la mobilità ha invece riguardato il 14,3% dei laureati. Nel contesto pre-riforma del 2004, questo tipo di esperienza all'estero aveva invece coinvolto 9,6 laureati su 100.

Boom tra chi studia lingue e negli atenei del Nord
La partecipazione ai programmi di studio all'estero varia inoltre molto in funzione della disciplina di studio, «riflettendo - secondo AlmaLaurea - squilibri noti da tempo». Le esperienze di studio all'estero riconosciute dall'università sono frequenti solo fra gli studenti dell'area linguistica (30 laureati su 100), mentre in tutti gli altri gruppi disciplinari, a parte medicina e odontoiatria, la mobilità riguarda meno del 15% . Numeri molto ridotti emergono non solo per le professioni sanitarie, dove i laureati che hanno preso parte a questi programmi sono il 2,4%, ma anche per il gruppo educazione fisica (3,0) e insegnamento (3,6).L'indagine sui laureati 2013 conferma anche l'influenza della collocazione geografica dell'ateneo sulla probabilità di partecipare alla mobilità per ragioni di studio. Le università dell'Italia Nord-orientale, fra le 64 coinvolte nell'indagine, hanno in generale percentuali di laureati con un'esperienza di studio all'estero riconosciuta più elevata; all'opposto, l'Italia meridionale e insulare si mantiene un'area in cui le reti di accordi sulla mobilità per studio sono meno diffuse. Altro elemento che continua a caratterizzare la partecipazione ai programmi di studio all'estero ha a che fare con le origini sociofamiliari. Il livello di istruzione dei genitori interviene, infatti, come fattore selettivo: i laureati che hanno svolto un'esperienza all'estero risultano il 16% fra i figli di genitori entrambi in possesso di laurea e sono il 5,7% tra i figli di genitori che non hanno conseguito la maturità. «Per queste famiglie, - spiegano da AlmaLaurea - l'ipotesi di un soggiorno all'estero viene verosimilmente vista come un impegno oneroso che le borse Erasmus o altre fonti di finanziamento non sono sufficienti a compensare».


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