Studenti e ricercatori

Più occupati e stipendi migliori: ecco l'identikit dei laureati in materie scientifiche

di Marzio Bartoloni

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Hanno performance lavorative brillanti già a un anno dalla laurea, sicuramente migliori della media. Si scontrano come gli altri con il problema della precarietà, ma dopo 5 anni la loro stabilizzazione cresce con la garanzia di conquistare anche stipendi più pesanti. Sono i laureati in ambito tecnico-scientifico . È con loro che Scuola24 apre il primo di una serie di focus in collaborazione con il consorzio AlmaLaurea. Un percorso con approfondimenti su vari temi - dall'occupabilità dei corsi alle esperienze all'estero fino a quelle di lavoro prima e dopo la laurea - per aiutare a orientarsi meglio nel mondo della formazione.

L'idenitikit dei laureati in ambito tecnico-scientifico
I laureati in ambito tecnico-scientifico (quelli cioè che afferiscono al gruppo agrario, architettura, chimico-farmaceutico, educazione fisica, geo-biologico, ingegneria, medico, scientifico) rappresentano un ampio universo con «ambiti disciplinari profondamente differenti l'uno dall'altro, con caratteristiche formative, di provenienza degli studenti, di aspettative lavorativi e di percorsi professionali molto distanti», avverte Andrea Cammelli, direttore e fondatore di Alma Laurea. Che segnala comunque come questi titoli di studio specialistici interessino «ambiti professionali molto precisi e che hanno un buon riscontro sul mercato del lavoro soprattutto nel lungo periodo». L'ultimo identikit emerge dal XVI profilo di AlmaLaurea che mostra come tra i laureati magistrali degli indirizzi tecnico-scientifici sia maggiore la presenza di maschi (51%). Nel 68% dei casi questi lauerati provengono da contesti famigliari dove i genitori non hanno la laurea. Conseguono il titolo a 26,1 anni e hanno concluso gli studi in corso nel 44,5% dei casi. Hanno frequentato regolarmente le lezioni l'83% dei laureati indagati. Spesso hanno avuto esperienze di lavoro durante gli studi (61%) e hanno frequentemente svolto stage o tirocini durante gli studi universitari (65%). Le esperienze all'estero sono del 10%.

La prova del mercato del lavoro
In base all'ultimo rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati, emerge che i laureati magistrali del gruppo tecnico-scientifico hanno performance lavorative brillanti, già a un anno dalla laurea, anche se si amplifica nel lungo periodo. A dodici mesi dalla conclusione degli studi, risulta occupato il 77,5% dei laureati tecnici e scientifici, una quota nettamente superiore alla media nazionale del 70%. La quota di disoccupati è 17,5% contro il 23% rilevato per il complesso dei laureati. Hanno un lavoro stabile (contratto a tempo indeterminato e autonomi effettivi) 36 laureati su cento, un valore in linea con la media nazionale del 35%. Il 24,5 ha un contratto a tempo indeterminato. La precarietà riguarda il 64% (prevalgono i contratti a tempo determinato 22%; mentre i senza contratto sono il 7%). Nel lungo periodo il tasso di occupazione e la stabilità crescono. A cinque anni lavora ben il 91% degli intervistati, è l'87% a livello nazionale. La quota di disoccupati scende ad un più fisiologico 6%, contro una media generale dell'8,5%. La quota di occupati stabili cresce apprezzabilmente tra uno e cinque anni dal titolo, raggiungendo il 76% degli occupati (è il 73% nella media nazionale). Le retribuzioni nominali arrivano, a cinque anni, a 1.520 euro mensili netti (decisamente superiori ai 1.383 rilevati a livello nazionale).

In che ambiti trovano occupazione?
In generale, si rileva una buona coerenza tra studi compiuti e ambito professionale di inserimento lavorativo: la laurea è efficace per 53,5 laureati magistrali su cento degli ambiti tecnico-scientifici intervistati a un anno dal conseguimento del titolo (è il 44% la media nazionale). Valore che sale quasi al 60% a cinque anni dalla laurea: si tratta di laureati che impiegano in media 5 mesi per trovare lavoro (il tempo è calcolato da quando effettivamente hanno iniziato a cercarlo) e per il 79% trovano impiego nel settore privato contro il 19% del pubblico. In particolare, il 38% nell'industria e il 59% nei servizi. Contrariamente a quanto riportato sui media non è vero che il nostro è un Paese con troppi laureati in materie umanistiche e pochi laureati in materie tecniche e scentifiche. Se l'Italia ha 40 laureati in materie tecnico-scientifiche su cento laureati (al pari della Germania), la media Ocse parla di 37 laureati tecnico-scientifici su cento, gli Stati Uniti nel hanno solo 26 su cento. Quindi in Italia abbiamo più profili tecnico-scientifici degli altri Paesi, anche se da noi soltanto il 30% dei giovani 19enni si iscrive alle università, provenendo da famiglie più favorite.


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