Studenti e ricercatori

Bologna unica italiana nella top 200 delle università: pesa il giudizio delle imprese

di Marzio Bartoloni

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Migliora di poco la "reputazione" delle università italiane per le performance scientifiche, ma peggiora tra manager e recruiter internazionali che si occupano di scegliere le risorse umane su cui puntare. Tanto che tra i top 200 atenei mondiali ce n'è solo uno in cui sventola il tricolore: l'università di Bologna. Che sale al 182° posto (l'anno scorso era il 188°), lontanissima dalle università a stelle e strisce e inglesi che continuano a dominare le classifiche con diverse eccezioni: crescono infatti le presenze di tedeschi, olandesi e belgi, giapponesi, canadesi, australiani e da pochi anni anche cinesi. L'ultimo ranking internazionale delle accademie è di «QS», l'agenzia Quacquarelli Symonds che dal 2004 stila ogni anno una classifica delle prime 863 università valutandone poco più di 3mila. Una classifica questa che viene pubblicata oggi e che attribuisce - rispetto ad altre - molto peso appunto al fattore reputazionale .

La top ten mondiale e quella italiana
La top ten degli atenei vede al gradino più alto il Massachusetts Institute of Technology (Mit) che si conferma il migliore, superando per il terzo anno consecutivo Cambridge - al secondo posto insieme all'Imperial college di Londra -, Harvard (quarta) e Oxford (quinta). Tra le top 200 sono rappresentati in tutto 31 Paesi: gli Usa fanno il pieno con 51 università, seguiti da Regno Unito (29), Germania (13), Paesi Bassi (11), Canada (10), Giappone (10), Australia (8) e Cina (anche qui 8, di cui 6 a Hong Kong). L'Italia tra le prime 200 università ne conta, come detto, una sola. Dietro, a esempio, a Francia (4) e Spagna (3). Come detto il nostro Paese nell'ultimo ranking internazionale di Qs da una parte scala qualche posizione, grazie al giudizio degli accademici (docenti e ricercatori) per l'impatto scientifico, ma dall'altra non conquista consensi tra chi in azienda si occupa di risorse umane. Pesa poi secondo l'agenzia anche il rapporto, troppo alto, tra numero di studenti e docenti e la bassa presenza di iscritti e professori stranieri, segno di una bassa attrattività e del fatto che secondo Qs «l'Italia non è competitiva, in un sistema mondiale dominato dall'inglese, lingua franca della formazione e della ricerca». Sono comunque 26 in tutto gli atenei italiani nella classifica complessiva. Dopo Bologna che si conferma anche quest'anno prima tra le italiane, ci sono, tra le altre, La Sapienza di Roma (scesa al 202° posto dal 196° dell'anno prima), il Politecnico di Milano (229° posto), l'Università di Milano (238), Pisa (245) , Padova (262) e Roma Tor Vergata (305). Questo per quanto riguarda la classifica generale. Se si vanno a spulciare i quattro ranking specifici per settore si scoprono alcuni buoni risultati per i nostri atenei: per ingegneria e tecnologie il Politecnico di Milano si piazza al 31° posto e quello di Torino al 58°. Bene anche la Bocconi alla 25esima posizione mondiale nel settore scienze sociali e management (anche Bologna è tra i 100, esattamente al 99° posto). In medicina e scienze della vita Milano è all'86° posto, mentre sempre Bologna è al 98°. Per le scienze naturali La Sapienza guadagna la 57esima posizione, mentre Pisa è 77esima. Infine nell'area arte e scienze umane La Sapienza compare di nuovo al 76° posto.

Fioriscono i ranking di università e l'Ue prepara la sua classifica
Ma quanto sono valide queste classifiche? L'elaborazione delle classifiche di «Qs» - che il 6 ottobre sarà a Milano per presentare un'iniziativa per aspiranti studenti di master e dottorati - si basa su quattro criteri: la reputazione accademica basata sull'opinione di accademici in tutto il mondo, la reputazione degli atenei tra le aziende (basata sull'opinione di recruiter in tutto il mondo), le citazioni per paper e l'utilizzo dell'«H-Index» sulla prolificità e l'impatto delle pubblicazioni accademiche. Questo tipo di classifiche, così come i parametri utilizzati per stilarle, sono spesso suscettibili di critiche, perché giudicate influenzabili o addirittura manipolabili. Ciò non toglie che quelle prodotte dal «Times Higher Education», dall'«Academic Ranking of World Universities» e appunto dal «QS World University Rankings» siano tra le più seguite. Vista la popolarità dei ranking anche l'Unione europea ha deciso recentemente di intervenire promuovendo la creazione dello U Multirank per provare a confrontare i profili degli atenei in diversi settori di attività (ricerca, trasferimento tecnologico, orientamento internazionale, collaborazione regionale). L'obiettivo è quello di spostare l'attenzione dalle classifiche ai dati.


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