Studenti e ricercatori

Tar Lombardia: professore non può giudicare ex fidanzata candidata a un posto da ricercatrice

di Marzio Bartoloni

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Giudici inflessibili: per un docente che siede in una commissione che deve assegnare un posto da ricercatore non ci deve essere l'ombra di conflitti di interessi, compresi quelli di tipo "sentimentale". E non conta se la relazione tra il docente e la fidanzata aspirante ricercatrice, diventata nel frattempo ex, si è conclusa da molto tempo (nel caso specifico da 13 anni). Così hanno stabilito i giudici del Tar della Lombardia che hanno confermatola decisione di revocare la nomina a commissario del docente presa dall'Università Statale di Milano, respingendo il ricorso dello stesso professore.

I giudic i hanno respinto il ricorso del docente revocato da commissario
Un professore universitario che ha avuto in passato una relazione sentimentale con una ragazza, anche datata nel tempo e risalente a ben «13 anni fa», non può sedere nella commissione che assegna un posto da ricercatore se tra i candidati c'è anche quella sua "vecchia fiamma". Così hanno deciso i giudici del Tar della Lombardia che hanno confermato – in una sentenza dello scorso 4 settembre della prima sezione del Tar della Lombardia (giudici Mariuzzo - Simeoli - Marongiu) - la decisione di revocare la nomina a commissario del docente presa dall'Università Statale di Milano, respingendo il ricorso dello stesso professore che aveva spiegato, in sostanza, che si era trattato solo di un flirt e che mai c'era stato un vero e proprio «rapporto di convivenza» tra i due.

Il rischio è offuscare «l'immagine di indipendenza di giudizio e di terzietà»
Secondo il professore P. B., che era stato nominato nella commissione che doveva scegliere tra i candidati per un posto da ricercatore nella Cattedra di «Preistoria e Protostoria», la «passata e datata relazione» con una delle candidate «non costituirebbe una legittima causa di ricusazione» perché si tratta di «una relazione cessata da ormai tredici anni», senza nemmeno alcun «rapporto di abituale commensalità». Sono stati altri candidati, che erano a conoscenza di quel passato flirt, a chiedere la revoca di quella nomina al Rettore che ha poi deciso di togliere il professore dalla commissione. Decisione giusta, perché secondo i magistrati «l'avere intrattenuto (sia pure in passato) una relazione sentimentale con una candidata costituisce un presupposto non irragionevole per disporre la revoca della nomina di un commissario, in quanto circostanza (ben diversa dall'ipotesi della mera collaborazione scientifica) astrattamente idonea ad offuscarne l'immagine di indipendenza di giudizio e di terzietà». Tra l'altro, scrivono i giudici, «la persistente notorietà all'interno dell'Università della suddetta vicenda, poi, accresceva maggiormente l'esigenza di tutela dell'interesse alla trasparenza delle operazioni di valutazione, al fine di precludere ogni indebito sospetto di parzialità da parte della Commissione giudicatrice».


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