Studenti e ricercatori

Non si può negare il visto a chi non è una minaccia per l'ordine pubblico

di Francesca Milano

Se non costituiscono una minaccia per l'ordine pubblico, i cittadini di Paesi extraUe che ne fanno richiesta per motivi di studio devono essere ammessi in uno Stato comunitario.
Il principio, contenuto nella direttiva 2004/114/Ce , è stato ribadito dalla Corte di giustizia europea nella sentenza di ieri relativa alla causa causa C-491/13 .
A rivolgersi ai giudici europei era stato il tribunale amministrativo di Berlino, il quale voleva sapere se l'amministrazione tedesca dispone del potere discrezionale di negare il rilascio di un visto per motivi di studio a uno straniero che non costituisce alcuna minaccia per l'ordine pubblico. Il caso è relativo a un cittadino tunisino nato in Germania ma trasferitosi in Tunisia all'età di 6 anni. Dopo il diploma di maturità il ragazzo si è iscritto all'università in Tunisia (corso di Informatica), attivandosi per poter andare a studiare in Germania. Nonostante fosse stato ammesso più volte presso la facoltà di Matematica dell'università di Dortmund, le autorità tedesche hanno sempre respinto le sue richieste di visto per motivi di studio, motivando il rifiuto con l'insufficienza dei voti, la scarsa conoscenza della lingua tedesca e l'assenza di nesso fra la formazione prospettata e il suo progetto professionale.
La Corte Ue, interpellata dal tribunale tedesco, ha ribadito che la direttiva 2004/114/Ce mira a favorire la mobilità verso l'Ue degli studenti di Paesi terzi allo scopo di promuovere l'Europa quale centro mondiale di eccellenza per gli studi e per la formazione professionale e che consentire a uno Stato di introdurre requisiti di ammissione aggiuntivi contrasterebbe con questo obiettivo. Gli Stati, infatti, non possono negare il visto di studio a chi non costituisce un rischio per la sicurezza pubblica.


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