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Università, i governi Ue non usano i dati sugli studenti per orientare l'offerta formativa

di Alessia Tripodi

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I risultati di un'indagine Eurydice condotta in 30 Paesi. Il commissario Vassiliou: «Favorire l'accesso dei più svantaggiati»

E' la carenza di informazioni il maggior freno all'innovazione delle università europee. Che spesso non utilizzano i dati sugli studenti a loro disposizione e non sono in grado, quindi, di di soddisfare i bisogni degli studenti. Lo rivela Eurydice, la rete di informazione sull'istruzione in Europa, che nello studio appena pubblicato dal titolo «Modernizzazione dell'istruzione in Europa: accesso, capacità di trattenere gli studenti e occupabilità» analizza le misure adottate dai governi dell'Unione per ampliare l'accesso all'istruzione superiore e per accrescere il numero degli studenti che conseguono il titolo di studio. L'inchiesta, fa sapere la Commissione, ha coinvolto più di 30 Paesi: tutti gli Stati membri dell'Ue (tranne Lussemburgo e Paesi Bassi) più l'Islanda, il Liechtenstein, il Montenegro, la Norvegia e la Turchia.

Politiche inefficaci
Anche se molti Paesi raccolgono periodicamente informazioni sugli studenti, spiega Eurydice, spesso l'analisi dei dati non è collegata ad obiettivi concreti, (per esempio, garantire l'accesso deglis tudenti svantaggiati) : così in molti casi i governi non si rendono conto dell'eventuale e progressiva diversificazione della loro popolazione studentesca. Di conseguenza sono pochi gli Stati membri che hanno messo a punto strategie per facilitare l'accesso di giovani provenienti da famiglie a abasso reddito o, comunque, appartenenti a «gruppi sottorappresentati».
Un numero «significativo» di Paesi, poi - dice ancora l'indagine - non calcola sistematicamente i tassi di completamento e abbandono degli studi e anche quei pochi che mettono in atto politiche contro la dispersione non dispongono, poi, di «dati di base» per analizzare l'impatto di tali politiche. Per quel che riguarda il collegamento tra il mondo dell'istruzione e il mercato del lavoro, infine, la maggior parte dei Paesi interpellati ha l'obbligo di presentare analisi periodiche sui tassi di occupabilità dei diplomati e sull'adeguatezza delle competenze acquisite, ma «è ancora raro - spiega Eurydice - che le informazioni sul percorso dei diplomati siano utilizzate dai governi per elaborare politiche in materia di istruzione superiore».

Cambiare rotta
«L'istruzione superiore deve fare di più nei settori problematici, per esempio per incoraggiare la diversità nella popolazione studentesca». Così il commissario Ue per l'Istruzione, Androulla Vassiliou, commenta l'inchiesta Eurydice, sottolineando che «le università devono attirare maggiormente gli studenti svantaggiati, specialmente quelli provenienti da famiglie a basso reddito, i disabili, i migranti o le persone di etnie diverse». E oltre a promuovere «una maggiore diversità», secondo Vassiliou i dati sui sistemi di istruzione «possono aiutarci a valutare meglio l'incidenza delle nostre priorità politiche e cambiare rotta se necessario» e in questo senso «dobbiamo usare in modo più attivo il feedback - conclude -per alimentare il processo decisionale».


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