Studenti e ricercatori

Anno 2015, finisce l'era del numero chiuso

di Marzio Bartoloni

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Accesso libero a tutti senza test d'ingresso e maxi-esame di sbarramento alla fine del primo anno. Per gli aspiranti medici italiani comincerà così dal prossimo anno il lungo percorso verso il traguardo del camice bianco. A confermare la chiusura dell'era dei tanto contestati esami per l'accesso alle facoltà di Medicina, è stato il ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca, Stefania Giannini. Che ha annunciato la riforma entro luglio. Una svolta accolta positivamente dagli studenti e anche da diversi esponenti politici. Ma non da alcuni rettori preoccupati dalle iscrizioni di massa che diventerebbero difficili da gestire. Quest'anno ai test di medicina si sono iscritti in 69mila per 10500 posti disponibili.

La riforma sui test di medicina si ispira alla Francia
Per il ministro Giannini non possono bastare «due ore per decidere il futuro della vita di una persona». «Noi vogliamo - ha spiegato oggi il ministro - una selezione che sia la migliore possibile e per questo c'è l'ipotesi di lasciare libera l'iscrizione al primo anno e poi avere una selezione durissima per poter accedere al secondo anno. Così si iscriverebbero i più motivati». L'Italia secondo quanto ha annunciato il ministro dovrebbe ispirarsi al modello francese. Oltralpe, gli studenti che sognano camice e stetoscopio non devono superare una prova per sedersi fra i banchi universitari. Il primo anno è concesso a tutti ed è diviso in due semestri: il primo è comune a tutti gli indirizzi, dunque medicina, odontoiatria, studi farmaceutici e ostetricia. Al termine dei 6 mesi iniziali gli studenti sono sottoposti a delle prove per testare le competenze acquisite e quelli che si classificano male possono essere orientati verso altri rami dell'università. Nel secondo semestre si scelgono una o più unità didattiche con un percorso più specifico, oltre alla formazione congiunta. Al termine di questi 12 mesi ci si trova davanti il primo vero spartiacque: l'esame di sbarramento. La prova - molto dura e basata su temi specifici di medicina esplorati durante l'anno - si può tentare solo due volte. In caso di fallimento, non resta che gettare la spugna

Rettori preoccupati: «Riforma non diventi un boomerang»
«Senza test d'ingresso a Medicina la Sapienza non reggerebbe l'urto dei 10 mila iscritti che ogni anno provano i test e che entrerebbero senza selezione, come vorrebbe la proposta avanzata dal ministro Giannini. Ma a quel punto a noi dovrebbero dare il Foro Boario per accoglierli tutti: non ci sono professori e aule per questi numeri». Tra i rettori più preoccupati dall'annunciata riforma c'è Luigi Frati, magnifico dell'Università Sapienza di Roma. Che critica la riforma: «Il mondo va in una direzione - spiega Frati - valorizzando la scelta universitaria già dalla scuola superiore, e noi invece optiamo per il modello francese. Ma in Francia stanno cercando disperatamente di tornare indietro». «E poi mi chiedo - osserva il rettore - se il prossimo anno si iscrivono in tutte le facoltà in 100 mila, dopo il primo anno a chi non supera le prove, migliaia di ragazzi, che diciamo?». Non nasconde tutti i suoi dubbi anche Ivano Dionigi, rettore dell'Alma Mater di Bologna: «Non vorrei che una bella idea si trasformasse in una contraddizione che si scarica a livello locale sugli atenei, già alle prese coi tagli al fondo di finanziamento ordinario». L'Alma Mater ogni anno fa i conti con circa 3.000 aspiranti medici, sottolinea il rettore, «ma docenti, laboratori, strutture e finanziamenti sono già al limite per sostenerne 420«. Dunque, si chiede Dionigi, «come sarà possibile gestirne 3.000?».


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