Studenti e Ricercatori

Università, 6 scienziati in Italia (quattro a Milano) tra i più influenti al mondo. Ma la fuga all'estero continua

di Alberto Magnani

Nuovo ranking, vecchi limiti. Nella classifica dei 400 scienziati «più influenti al mondo» appena pubblicata dallo European Journal of Clinical Investigation, c'è spazio per sei italiani. Tra quelli che lavorano in Italia, almeno: se ci si sposta in Ohio, o a San Francisco, la lista si allunga con l'aggiunta di due "talenti in fuga" volati altrove anni fa. E l'esodo è a direzione unica: gli italiani arricchiscono la ricerca internazionale, ma nella ricerca internazionale non c'è traccia di professori stranieri che abbiano deciso di trasferire cattedra e residenza in Italia.

Il bilancio, comunque, non è del tutto negativo. Anzi. L'indagine, a cura di un team guidato dal direttore del Prevention Research Center della Stanford University John Ioannidis, misura l'impatto scientifico degli studiosi con un criterio diverso (o usato solo in parte) dai ranking internazionali. La ricerca prende a campione i 15.153.000 autori di articoli scientifici disponibili sul database Scopus, calcolando per ciascuno il totale di pubblicazioni e citazioni registrate dal 1996 al 2011 . Da lì si calcola il cosiddetto indice di Hirsh (o H index), misura bibliometrica che si basa proprio sul totale di paper e "quotes" ascritto ad ogni scienziato. La scrematura finale fa emergere i migliori 400 nel ramo biomedico.

E qui, con o senza le migrazioni di laureati all'estero, l'Italia presenta sei firme di eccellenza: Alberto Mantovani, Direttore Scientifico di Humanitas e docente dell'Università degli Studi di Milano; Antonio Colombo, dell'Università Vita-Salute San Raffaele; Giuseppe Remuzzi, dell'Istituto Mario Negri di Bergamo; Giuseppe Mancia dell'Università di Milano Bicocca; Vincenzo Di Marzo, del Cnr di Pozzuoli; il Alberto Zanchetti, dell'Università degli Studi di Milano. Mantovani, primo tra gli italiani operativi nel nostro paese, è stato selezionato in una griglia ancora più ristretta che presuppone il confronto tra indice di Hirsh e altri sotto-criteri. «Il lato positivo di questa ricerca – spiega Mantovani al Sole 24 Ore - è quello di attirare l'attenzione sul tema della valutazione. La pesatura degli atenei ha un peso determinante su quella che io chiamo la "guerra per l'oro grigio, dai finanziamenti alle politiche favorevoli alla ricerca» .

Il rovescio della medaglia: due italiani hanno scalato il ranking da cattedre straniere, ma nessuno straniero lavora o sta progettando di lavorare in Italia. Carlo Croce e Napoleone Ferrara fanno ricerca, rispettivamente, all'Università dell'Ohio e alla Genentech Incorporated. Ed è proprio Croce a svettare nella lista dei ricercatori nostrani, in scala assoluta. «È un dato di fatto che si riproduce, qualunque sia il parametro – sottolinea Mantovani -. Noi siamo degli eccellenti donatori di cervelli, ma questo è normale. Quello che non è normale è che il paese non sia attrattivo per i talenti stranieri. Il vero oro è l'oro grigio. In tutto il mondo c'è una corsa ad accappararsi i migliori cervelli. Noi restiamo indietro».


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