ITS e imprese

Fondi «premiali» per un Istituto su due

di Eu. B.

Più di un Its su due vedrà accrescere la propria dote di finanziamento statale. È l’effetto indiretto del decreto che fissa i criteri per la distribuzione dei 10 milioni aggiuntivi previsti dall’ultima legge di bilancio. E che potrebbe premiare una cinquantina di Istituti tecnici superiori sui 93 complessivi. La stima giunge dai tecnici che stanno limando il provvedimento in vista della Conferenza unificata che dovrà esaminarlo. Il decreto, che era atteso entro fine marzo, è il primo dei tre tasselli previsti dalla manovra 2018 per fare parlare meglio (e di più) gli Its e il piano nazionale Industria 4.0.

Al suo interno vengono fissati i parametri da rispettare per partecipare alla ripartizione dei fondi appostati: 10 milioni il primo anno, che nel 2019 diventeranno 20 e nel 2020 saliranno a 35. Risorse che dovranno servire ad attivare percorsi aggiuntivi di specializzazione tecnica destinati ad almeno 30 alunni. Anche se si sta valutando di ridurre a 25 quest’ultima asticella. Per ottenerli - si legge all’articolo 3, comma 2, del Dm Istruzione - ogni Fondazione dovrà aver ricevuto la premialità del monitoraggio Miur-Indire sia nel 2017 che nel 2018. Altro parametro sarà quello di aver ottenuto un punteggio pari a 60 per almeno un percorso, un punteggio di almeno 50 nella metà dei percorsi valutati e averne attivato uno nuovo di zecca nel periodo 2017-2019.

Con le risorse ricevute i singoli Its avranno quattro strade davanti. La prima porta alla costituzione di corsi formativi nelle nuove competenze di Industria 4.0, anche a braccetto con gli Istituti di altre regioni. La seconda passa dalla progettazione e dalla realizzazione di servizi di trasferimento tecnologico sempre nell’ambito di Industria 4.0 in almeno due ambiti tecnologici. Ambiti - ed è la terza opzione - che potranno vedere la partecipazione del personale degli Its. Quarta e ultima via da battere è l’organizzazione di corsi per docenti e formatori in collaborazione con le scuole superiori e gli istituti di istruzione e formazione professionale del territorio. Chi non lo farà sarà tenuto a restituire i fondi ricevuti.

Il provvedimento di cui stiamo parlando fissa poi i contorni dei programmi di sviluppo nazionale che faranno da cornice alla programmazione regionale dell’offerta formativa degli Istituti tecnici superiori. L’invito generale è quello di ragionare in un’ottica di filiera che metta insieme Its, aziende, scuole del territorio. O potenziando l’offerta formativa per costruire nuove competenze a misura di Industria 4.0. O favorendo partenariati con Its e aziende di altre regioni. Oppure ampliando le funzioni degli Istituti tecnici superiori fino a farli diventare degli «hub» per la digital innovation.

Per riuscirci dovranno andare al loro posto anche gli altri due tasselli citati dalla scorsa legge di bilancio. Il primo - sempre di competenza del Miur - deve indicare i requisiti che gli Istituti tecnici superiori devono possedere per rilasciare il diploma di tecnico superiore. Il secondo (un Dpcm) passa dal concerto con i ministeri dello Sviluppo economico e del Lavoro gli standard organizzativi e di percorso degli Its per adeguare l’offerta formativa al nuovo contesto offerto dal processo Industria 4.0. In attesa dell’attesa semplificazione della governance chiesta a gran voce dalle imprese che partecipano alle fondazioni.


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