Famiglie e studenti

Nuove scuole, il Veneto «affonda» il programma (mai partito) con 100 milioni di risorse Inail

di Massimo Frontera


Si allontanano - forse per sempre - i 100 milioni che l'Inail ha messo a disposizione a titolo di investimento per realizzare scuole innovative (sotto il profilo della didattica e dell'organizzazione degli spazi). Le risorse sono già state ripartite tra le Regioni (con il Dpcm 27 ottobre 2017) per finanziare i progetti. L'iniziativa è stata originata da una norma della legge di Bilancio 2017, più precisamente il comma 85 dell'articolo 1 della legge 232/2016.
Si tratta proprio della norma (ma non l'unica) che la regione Veneto ha impugnato di fronte alla Consulta, con il ricorso depositato il 23 febbraio 2017. A distanza di un oltre un anno, è arrivato il verdetto della corte costituzionale - sentenza n.71/2018 depositata ieri - che accoglie i rilievi della Regione, con la conseguenza immediata di azzerare il piano. Piano che, in teoria, ora riparte da zero, prevedendo un passaggio in più: l'intesa in conferenza Stato-Regioni. Non è detto però che questo accada. Ma andiamo con ordine.


Cosa prevede la norma impugnata dalla Regione Veneto
Il comma 85 dell'articolo 1 della legge Bilancio è il seguente: «L'Inail, nell'ambito degli investimenti immobiliari previsti dal piano di impiego dei fondi disponibili di cui all'articolo 65 della legge 30 aprile 1969, n. 153, destina 100 milioni di euro per la realizzazione di nuove strutture scolastiche. Le regioni dichiarano la propria disponibilità ad aderire all'operazione per la costruzione di nuove strutture scolastiche, facendosi carico del canone di locazione, comunicandola formalmente alla Presidenza del Consiglio dei ministri - Struttura di missione per il coordinamento e impulso nell'attuazione di interventi di riqualificazione dell'edilizia scolastica, entro il termine perentorio del 20 gennaio 2017, secondo modalità individuate e pubblicate nel sito internet istituzionale della medesima Struttura. Successivamente alla ricezione delle dichiarazioni di disponibilità delle regioni, con decreto del presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono individuate le regioni ammesse alla ripartizione, sono assegnate le risorse disponibili e sono stabiliti i criteri di selezione dei progetti».


I rilievi della Regione Veneto
La Regione Veneto, come si legge nella sentenza, «non contesta la legittimazione dello Stato a disporre i menzionati finanziamenti vincolati in materie che reputa di competenza legislativa regionale (in particolare, concorrente), ma il mancato coinvolgimento delle Regioni nelle decisioni relative alla gestione degli stessi». Cioè contesta che la norma non abbia previsto «forme di partecipazione regionale ai procedimenti di adozione dei decreti cui le norme impugnate fanno rinvio ai fini della determinazione dei criteri e delle modalità di ripartizione delle risorse finanziarie».
Il mancato coinvolgimento regionale assume rilievo di incostituzionalità perché il finanziamento statale disposto dalla norma incide «su una pluralità di materie di legislazione concorrente, quali il governo del territorio, l'energia e la protezione civile».
La Consulta accoglie il ricorso riconoscendo che «il finanziamento previsto dal comma impugnato interviene, dunque, in ambiti materiali di competenza regionale (concorrente). Ne consegue la necessità, alla luce del ricordato costante orientamento di questa Corte, che, a salvaguardia delle competenze costituzionali delle Regioni, queste siano coinvolte nel procedimento di adozione del decreto cui il comma impugnato fa rinvio per la ripartizione, su base regionale, delle risorse disponibili e per la definizione dei criteri di selezione dei progetti di nuove strutture scolastiche».
Cosa succede al piano finanziato con i 100 milioni Inail
Nella sentenza, la Corte dichiara la norma parzialmente incostituzionale. Più precisamente dichiara la norma incostituzionale «nella parte in cui non prevede che il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri con il quale sono individuate le Regioni ammesse alla ripartizione, sono assegnate le risorse disponibili e sono stabiliti i criteri di selezione dei progetti sia adottato d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano».
Tuttavia, in considerazione della rilevanza sociale del servizio scolastico, la Corte lascia aperta una porta alla prosecuzione del programma, nel caso questo fosse arrivato all'impegno delle risorse. «La particolare rilevanza sociale del servizio scolastico - si legge infatti nella sentenza - e, più specificamente, della realizzazione di nuove scuole che rispondano ai requisiti della sicurezza strutturale e antisismica, e l'inerenza dello stesso a diritti fondamentali dei suoi destinatari, impongono, peraltro, che sia garantita continuità nell'erogazione delle risorse finanziarie e che restino, di conseguenza, “salvi gli eventuali procedimenti di spesa in corso, anche se non esauriti” (sentenze n. 50 del 2008, n. 423 del 2004 e n. 370 del 2003, rispettivamente, punto 6., punto 8.2. e punto 7. del Considerato in diritto; nello stesso senso, sentenza n. 50 del 2008, punto 9. del Considerato in diritto)».
Il piano mai partito: tanti soldi, zero progetti
Peccato però che il programma non sia affatto in stato avanzato. Anzi.
Dopo l'assegnazione delle risorse alle sole 10 regioni che avevano aderito all'iniziativa - assegnazione fatta con il Dpcm 27 ottobre 2017 - non è successo nulla. Nessuno degli enti locali ai quali è stata data l'opportunità di ottenere una nuova scuola ha presentato i progetti. Gli unici due enti locali che si sono fatti vivi, lo hanno fatto per chiedere una proroga dei termini. Non proprio un segnale di entusiasmo per questa iniziativa gestita dall'unità di missione per l'edilizia scolastica di Palazzo Chigi (struttura, peraltro, attualmente “acefala”, dopo l'uscita della responsabile Laura Galimberti, da pochi giorni assessora all'Educazione e Istruzione del comune di Milano).
In teoria, il programma potrebbe essere rimesso in marcia ripartendo da zero, cioè riconcertando (con un passaggio finale in conferenza Stato-Regioni) i criteri per il riparto dei fondi e per la presentazione dei progetti. In pratica, però, dal momento che nessun comune si è ancora mosso, è assai probabile che l'iniziativa vada a morire; e che la disponibilità dell'Inail venga dirottata su altre iniziative. Sempre che ci siano progetti finanziabili.


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