Famiglie e studenti

I fondi restano nel cassetto, apprendistato «duale» a passo lento

di Giorgio Pogliotti e Claudio Tucci

Negli ultimi anni l’apprendistato di primo livello, che consente agli studenti fino a 25 anni di conseguire, lavorando, una qualifica o un diploma di istruzione, interessava in Italia un numero irrisorio di ragazzi: appena 3mila, di cui circa 2.900 nella sola Bolzano. Dal 2016, con la sistematizzazione dell’istituto operata dal Jobs act e l’avvio, da parte del ministero del Lavoro, di una sperimentazione ad hoc nel settore dell’Istruzione e formazione professionale (Iefp), sono più che raddoppiati: oggi si contano oltre 6mila rapporti instaurati, e i contratti si fanno anche in Lombardia, in Veneto e in altre regioni del Centro-Nord.

Il numero che ci anticipa l’Agenzia nazionale per le politiche attive (Anpal) è un primo passo ma ancora insufficiente (in Germania i giovani coinvolti nella formazione duale sono centinaia di migliaia, e il tasso di disoccupazione degli under25 è stabile al 6,2 per cento). Da noi, storicamente, si fa più fatica, nonostante gli incentivi: e così la stessa Anpal ha deciso di prorogare di altri tre mesi, fino al 30 giugno, questi “bonus” a copertura dei costi di tutoraggio aziendale. Parliamo di somme fino a 3mila euro per 12 mesi nei casi di apprendistato di primo livello, che scendono fino a 500 euro per i percorsi di alternanza “rafforzata”. Per questi incentivi erano a disposizione 16 milioni. Ad oggi il “bonus” è stato richiesto da 745 imprese per 1.390 contratti di apprendistato di primo livello. Per l’alternanza “rafforzata” si sono fatte avanti 364 aziende per 678 percorsi. In totale, quindi, sono stati impegnati circa 2,5 milioni, e rimangono a disposizione (fino alla scadenza del 30 giugno) i restanti 13,5 milioni (la domanda all’indirizzo http://fixotutoraggio.italialavoro.it).

A frenare la portata della novità sono diversi fattori. Intanto, la disomogeneità dei sistemi formativi nelle diverse Regioni. In quasi tutto il Centro-Sud l’apprendistato di primo livello è pressoché inutilizzato. A differenza invece del Centro Nord, in testa la Lombardia, che, grazie anche alla spinta data dall’ex assessore, Valentina Aprea, ha investito molto sul “duale”. Le imprese che hanno richiesto gli incentivi ministeriali sono state appena 270, perché le aziende lombarde possono contare su condizioni migliori proposte dalla regione. C’è poi il ritardo con cui gli enti territoriali pubblicano gli avvisi per i corsi duali nella Iefp. Si sconta inoltre una mancata azione di promozione presso gli stessi datori . «Il ricorso all’apprendistato e alla formazione on the job - aggiunge Michele Tiraboschi, ordinario di diritto del Lavoro all’università di Modena e Reggio Emilia - è frenato dagli ostacoli burocratici e da una normativa elefantiaca che scoraggia le aziende, specie le pmi, ad ospitare minorenni in un contesto produttivo. Scontiamo anche la sovrapposizione con altri strumenti e un ritardo culturale».

L’ultimo esempio, in ordine di tempo, è un decreto del Miur di novembre che contiene nuovi aggravi per gli imprenditori in tema di sorveglianza sanitaria. Eppure con la legge di Bilancio 2018 la formazione duale nella Iefp, sostenuta dal sottosegretario, Luigi Bobba, è stata rifinanziata con 125 milioni, e ormai tutti i partiti sono concordi nel far decollare il link scuola-lavoro. «Dal canto nostro lavoreremo con le Regioni per sbloccare gli avvisi agli enti per l’organizzazione dei corsi nella Iefp», commenta il presidente dell’Anpal, Maurizio Del Conte. La fotografia scattata sul modello duale «ci deve far riflettere - chiosa il vice presidente di Confindustria per il Capitale umano, Giovanni Brugnoli -. Bisogna imparare dalle esperienze di Bolzano e dal pragmatismo di Regioni che sull’apprendistato hanno investito, come Lombardia e Veneto. Non basta una legge per diffondere uno strumento. C’è bisogno di scuole aperte alle imprese e di imprenditori che investano su giovani e formazione. L’apprendistato duale si svilupperà solo eliminando vincoli e pregiudizi culturali che frenano la collaborazione tra scuole e imprese».


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