Famiglie e studenti

Tre anni di mobilità senza vincolo triennale. Risultato? Un «carosello» di 240mila prof

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

La giostra degli insegnanti italiani è po’ come la ruota panoramica di Coney Island che ha segnato l’immaginario cinematografico di intere generazioni: sempre in movimento. Per il terzo anno consecutivo stiamo per assistere a un vero e proprio tourbillon di docenti che vanno e che vengono. Quasi sempre lungo due direttrici: da Nord verso Sud e dalla periferia verso il centro città. Nonostante la «Buona Scuola» prevedesse per gli insegnanti il vincolo triennale di permanenza nella sede di servizio (o di titolarità) anche stavolta viene consentito a decine di migliaia di professori di cambiare istituto, ambito o provincia. Come? Presentando domanda di mobilità dal 3 al 26 aprile prossimo. E solamente online.

Rinviando all’articolo qui sotto per i dettagli della procedura messa a punto dal ministero dell’Istruzione in questa sede conviene soffermarsi sugli effetti e sulla platea che potrebbe essere interessata dal nuovo “carosello”. Le prime stime parlano di 80/90mila domande. Un numero inferiore se confrontato con le circa 141mila istanze inoltrate lo scorso anno, e meno della metà delle 207mila presentate dai docenti che hanno partecipato al primo anno, 2016/2017, di mobilità straordinaria successivo alla maxi-infornata di precari avvenuta per effetto della legge 107. Di queste 80/90mila domande di trasferimento stimate se ne conta di accoglierne almeno 20mila. Il conto è presto fatto: i posti vacanti e disponibili da turn-over e “residui” degli anni precedenti sono circa 40mila. A questi vanno aggiunte le nuove cattedre che si trasformeranno da organico di fatto in organico di diritto (intorno alle 10mila) in base alle risorse stanziate dai governi Renzi-Gentiloni. Insomma, in tutto 50mila posti, che saranno così distribuiti: il 60% andrà a nuove assunzioni (circa 30mila) e il restante 40% alla mobilità (i rimanenti 20mila). Anche qui un dato in flessione rispetto alle domande accolte negli ultimi due anni: nel 2017/2018 poco più di 61mila, schizzate a oltre 157mila nel 2016/2017. In pratica, nel giro di tre anni, la deroga al vincolo triennale, ha portato quasi 240mila insegnanti a cambiare istituto.

È come se in tre anni tutti gli abitanti di una città di medie dimensioni come Messina avessero deciso di trasferirsi altrove. Con una differenza però. Che nel caso degli insegnanti gran parte degli spostamenti si sono verificati lungo l’asse Nord-Sud nonostante gran parte delle cattedre scoperte fossero al settentrione. Dei 22mila prof introvabili l’anno scorso (e rimasti tali) oltre 15mila riguardavano il quadrilatero Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna.

Ma facciamo un passo indietro per capire le origini del fenomeno. In base alla riforma del 2015 i trasferimenti “straordinari” su tutti i posti liberi dovevano avvenire solo nel 2016/2017 per far riavvicinare a casa gli assunti fuori regione. Ebbene, quell’anno, la situazione sfuggì letteralmente di mano: a fronte di 207.330 domande di mobilità presentate ne furono accolte 96.624 su scuola, 61.277 su ambito, generando caos, ritardi, e contenziosi all’avvio della scuola (e a danno degli studenti), complice pure le 27.036 assegnazioni provvisorie concesse dal Miur con “manica larga”. Nel 2017/2018 c’è stato qualche miglioramento: la mobilità è divenuta volontaria, i posti liberi per i trasferimenti sono scesi al 40% , e c’è stata una stretta sulle assegnazioni provvisorie. Nonostante ciò, nei due anni, si sono spostati comunque 218mila prof.

Alla base di questo meccanismo un accordo integrativo con i sindacati per far ripartire la giostra anche l’anno successivo. Intesa prorogata, poi, per altri 12 mesi, nel dicembre scorso, alla vigilia del nuovo Ccnl che assicurerà a partire da aprile/maggio un aumento medio in busta paga di 96 euro. Con il paradosso che per gli incrementi stipendiali varrà il nuovo contratto collettivo, mentre per la mobilità si continuerà a utilizzare il vecchio integrativo. Fino al 2019 quando diventerà operativa la “ferma” triennale prevista dalla «Buona scuola». Ma solo per gli spostamenti verso un’altra scuola perché le opzioni da/verso ambito potranno essere esercitate (ancora) annualmente.


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