Personale della scuola

Deroghe alla «Buona Scuola» su bonus merito e mobilità dei prof

di Eugenio Bruno

C’è un effetto collaterale non di poco conto atteso dal rinnovo del maxi-comparto istruzione: l’introduzione di deroghe contrattuali, più o meno legittime, ai principi della Buona Scuola. Innanzitutto su merito e mobilità.

Partiamo da qui. Dopo due anni di eccezioni introdotte per via pattizia, che hanno portato ad altrettante “girandole” di cattedre e professori, il nuovo contratto ristabilisce il vincolo triennale per gli spostamenti dei docenti. In linea con quanto previsto dalla legge 107 del 2015 per provare ad assicurare la continuità didattica ai ragazzi. Fin qui nessun problema, dunque. Se non fosse che le norme contrattuali si riferiscono solo ai cambi di provincia o di scuola. Ma non a quelli da ambito ad ambito. Vale a dire i bacini di docenti da cui i presidi possono attingere per la chiamata diretta e per il potenziamento dell’offerta formativa.

Ancora più rilevante, sia dal punto di vista ideologico che da quello monetario, è la modifica che interessa la valorizzazione dei prof. Per un duplice ordine di motivi. Da un lato, un terzo delle risorse stanziate dalla riforma al merito degli insegnanti viene destinato all’«elemento perequativo» e alla «retribuzione professionale docente»: due escamotages che consentiranno anche agli 1,1 milioni di dipendenti della scuola di avvicinarsi o sfondare il muro degli 85 euro di aumento previsti per il resto della Pa (su cui si veda altro articolo nella pagina accanto). Ciò significa che 70 milioni (che dal 2019 diventano 40) saranno attribuiti “a pioggia” anziché su base individuale. Dall’altro lato, si consente ai sindacati di co-determinare i criteri generali per l’attribuzione dell’incentivo (ad esempio gli importi minimi e massimi). Laddove la riforma Renzi-Giannini aveva volutamente evitato di citare la contrattazione collettiva e affidava ai comitati istituiti nelle scuole e presiedute dai dirigenti scolastici il compito di definire i criteri di valutazione.

In questa sede un accenno lo meritano anche due peculiarità con cui il nuovo Codice disciplinare viene declinato nella scuola. Si pensi alla stretta su chat e molestie: i docenti che dovessero violare la fiducia accordatagli, mettendo in atto comportamenti o molestie di carattere sessuale nei confronti dei loro alunni, sarebbero da subito licenziabili (oggi al più scatta una sospensione cautelare). Mentre per l’uso improprio in senso più ampio degli strumenti di comunicazione con alunni e famiglie bisognerà aspettare l’apposita sequenza contrattuale prevista per il nuovo Codice.

Spazio infine a due norme di civiltà.  Come il “diritto alla disconnessione”, e cioè il divieto di essere contattati al di fuori dell’orario di lavoro, e la possibilità per le donne vittime di violenza di affiancare ai congedi retribuiti un’aspettativa ad hoc.


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