ITS e imprese

Generazione Its, il carbonio in classe

di Lello Naso

C’è un laboratorio che riproduce fedelmente il ciclo di lavorazione dei materiali compositi, il carbonio delle vetture di Formula 1. Una cella frigorifera in cui il carbonio viene conservato. La clean room in cui viene laminato. La macchina professionale per il taglio e quella per i sacchi a vuoto. L’autoclave per cuocere i pezzi. La camera della finitura da cui escono i prodotti pronti per il montaggio. Siamo all’Its Maker di Fornovo di Taro, 14 chilometri a sud di Parma, uno dei 93 Istituti tecnici superiori biennali post diploma che formano gli specialisti di Industria 4.0.

Gli studenti formati in Italia sono novemila all’anno contro gli 80mila della Germania. Merce rara e molto richiesta dalle imprese. Nel laboratorio, il responsabile tecnico Marco Ferrari controlla le operazioni. C’è da rifare un sottovuoto, tagliare meglio una pelle, smerigliare una paratia. I cinquanta allievi dei due corsi attivi si alternano alle macchine. Hanno il loro plybook, la Bibbia delle istruzioni, e compiti precisi. Si lavora come in una vera azienda.

Dieci chilometri a sud, a Varano, nello stabilimento Dallara,650 dipendenti, cento milioni di euro di fatturato, c’è la stessa linea di produzione: cella frigorifera, clean room, taglio e sottovuoto, finitura. Alessandro Roffi, 22 anni, diplomato all’Its di Fornovo, oggi meccanico prototipale impiegato sulla linea della prima Dallara stradale, non ha dubbi: «Il laboratorio della scuola è di un livello equiparabile alle strutture tecniche di una buona media impresa. La pratica che si fa su quella linea è una palestra importante per il mondo del lavoro».

Fornovo è nel cuore del distretto industriale della meccanica emiliana. La sua specializzazione produttiva sono i materiali compositi. Poco distanti Modena, patria dei motori e della progettazione meccanica; Reggio Emilia, capitale della meccatronica; Bologna, cuore del packaging e dei sistemi di controllo nella fabbrica digitale. Per ognuno dei quattro poli c’è un Its di specialità. Ogni anno vengono formati circa 150 supertecnici, del tutto insufficienti rispetto alla domanda del mercato.

Il percorso di studio è tagliato sulle esigenze di specialità, tenendo conto della domanda e delle richieste delle imprese dell’area che, a loro volta, sono parte attiva dei progetti. Duemila ore d formazione nel biennio, il 40% nelle imprese partner, il 30% nei laboratori degli istituti, il 30% in aula dove i ragazzi studiano anche le nozioni di base di matematica, chimica, fisica, progettazione meccanica. I docenti sono in buona parte ingegneri e tecnici delle imprese partner. Professori a progetto orientati alla formazione sul campo, in cui la teoria viene sistematicamente applicata al prodotto.

A Fornovo gli studenti arrivano da ogni parte d’Italia. Hanno saputo dell’esistenza dell’Its sui materiali compositi dai corsi d’orientamento, si sono informati su Internet. Basta parlare con loro per capire che arrivano alle pendici dell’Appennino Emiliano fortemente motivati. Magari per vie traverse, dopo aver frequentato un Itis (Istituto tecnico industriale statale) o un istituto professionale. In alcuni casi anche un liceo.

Gianluca Namaziano è titolare di uno studio per la progettazione industriale. A Fornovo insegna disegno meccanico con sistemi Cad dal 2015, anno di avvio dei corsi. È in aula. Sta spiegando come si disegna la pedaliera di un’auto che parteciperà al campionato Formula Sae delle Facoltà di ingegneria che si tiene ogni anno a Varano. L’Its di Fornovo è in partnership tecnologica con l’Università di Parma. «Gli studenti - dice - sono molto curiosi e attivi. Il nostro sforzo è inserirli gradualmente in una dinamica produttiva e accompagnarli nel mondo del lavoro. Rispetto a un ingegnere hanno un approccio più concreto, frutto anche di una manualità che apprendono nei laboratori e negli stage in azienda».

«Nel mio team», dice Luca Vescovi, responsabile della ricerca sui materiali alla Dallara e insegnante a Fornovo, «un terzo proviene dagli Its, un terzo sono ingegneri, un terzo chimici, fisici e disegnatori meccanici. I ragazzi dell’Its hanno una conoscenza diretta dei materiali, una base applicativa che agli altri manca. Sono veloci nell’apprendere e integrano una competenza specifica sul carbonio. Quando scendiamo giù, nel laboratorio in cui vengono costruiti i pezzi, sanno davvero dove mettere le mani».

Accanto a Vescovi c’è Daniele Croci, 22 anni, di Erba, in provincia di Como. Ha frequentato l’istituto tecnico commerciale e poi un Ifts, un corso di formazione tecnica di un anno con specializzazione in meccanica e informatica, poi l’Its di Fornovo. «Ho scoperto il carbonio e la Dallara sulla mia moto Ktm. Poi, su Internet, ho scoperto l’Its di Fornovo sui materiali compositi e ho deciso di frequentarlo». Il sogno nel cassetto era la Dallara. L’ha coronato. Lavora con Vescovi nel laboratorio ricerca e sviluppo. «Analizziamo i file che arrivano dalla progettazione e trasferiamo al reparto produzione i plybook, le istruzioni, che consentono ai tecnici di trasformare i disegni in pezzi. Siamo l’anello tra la teoria e la pratica».

Per la Dallara, la Ferrari, la Tec Eurolab, socie della Fondazione Its Maker, come anche per i partner BeamIT, Bercella, Camattini, Casappa, Ducati, Elantas, Formartis, Ocme, RP Santini, Turbocoating finanziare la formazione è un investimento sul futuro. Filippo Di Gregorio, direttore delle risorse umane di Dallara spiega bene il punto di vista delle imprese. «Il limite più grande allo sviluppo è il fattore umano. Ci sono poche persone qualificate ed è più facile trovare un bravo ingegnere che un buon tecnico. Abbiamo la necessità di rimanere in questo territorio e di utilizzare le migliori risorse che produce. Ragazzi appassionati, prima di tutto. Ogni anno la Dallara investe nell’innovazione il 18% del fatturato. Il futuro è nelle mani delle persone che assumiamo».

Per questo Dallara investe massicciamente nella formazione dei giovani, nella qualificazione e nella riconversione del personale, nei master post laurea. Ha promosso la nascita dell’Its sui materiali compositi e ha investito nella costituzione di un polo che comprende anche i tre istituti superiori di Fornovo e l’Ente di formazione professionale gestito da Mainpower.

Giulia Carbognani, l’efficiente tutor dell’Its di Fornovo, allunga lo sguardo sul futuro. «Abbiamo bisogno di far comprendere ai ragazzi e alle famiglie il percorso altamente qualificante del nostro e degli altri Its. Nei nostri tutoring in giro per l’Emilia Romagna ci accorgiamo che c’è molta confusione. Gli studenti ci scambiano per una scuola superiore, pensano che finiranno a fare un lavoro alienante in una catena di montaggio. Invece i nostri diplomati fanno lavori di qualità e responsabilità».

Veronica Monticelli, 23 anni, è addetta alla programmazione della produzioni dei modellini per le Haas di Formula 1. Si occupa della logistica, delle spedizioni, dei rapporti con i fornitori. Per frequentare l’Its, di cui ha apprezzato l’approccio pratico, ha lasciato l’Università. All’Its era l’unica ragazza. Ma il suo tutor, Andrea Vacchi, oggi direttore del nuovo stabilimento Dallara in cui si produce la stradale è perentorio: «In pochissimo tempo mi sono accorto che galleggiava senza salvagente. Era formata, autonoma, indipendente. Pronta per l’assunzione».

Basta una giornata trascorsa a parlare con gli studenti per capire che molti di loro hanno qualcosa di speciale, che l’Its deve solo tirare fuori. Andrea Donati, 21 anni, di Rimini, stage alla Ferrari nel reparto compositi della auto gran turismo, ha la passione delle biciclette. Studia per diventare tecnologo dei materiali. Vuole un’esperienza all’estero e poi vuole avviare una start up per telai di bicicletta in fibra di carbonio.

Alberto Della Fiora ha scelto Fornovo perché gli dava la possibilità di integrare l’additive manifacturing al carbonio. Ha fatto il primo stage alla BeamIt. Un mese in officina, uno al controllo qualità. Sei mesi ancora di corso davanti e poi il mondo del lavoro gli aprirà le porte. Come ai suoi cinquanta colleghi dei due corsi attualmente attivi. Le imprese li aspettano. Il 95% di loro trova lavoro subito.

Il telefono di Claudia Carbognani squilla. Nel suo sguardo c’è un mix di soddisfazione e preoccupazione. «Dalla Ferrari - dice - ci chiedono sette ragazzi per fare gli stage. Al momento li avremmo tutti impegnati ma stiamo facendo i salti mortali per trovarli».


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