Personale della scuola

Scuola, aumenti fra 80 e 110 euro

di Claudio Tucci

Per gli insegnanti, dai maestri di infanzia e primaria ai professori laureati delle superiori, arriva un aumento complessivo medio delle buste paga di 96 euro lordi al mese (si toccano picchi di poco più di 110 euro per i docenti delle superiori con elevata anzianità in classe). Per il personale tecnico-amministrativo (gli Ata) la busta paga cresce in media di 84,5 euro (si va da un minimo di circa 80 euro a un massimo di 89, anche qui in base agli anni di servizio). Per i docenti del settore Afam, l’Alta formazione artistica e musicale, l’aumento medio è di 105 euro; per l’università (sono esclusi i professori universitari) è di 82 euro, per ricercatori e tecnologi di 125 euro, per l’area amministrativa della ricerca, 92 euro, per l’Asi, l’Agenzia spaziale italiana, 118 euro. Sbloccati anche gli arretrati, “una tantum”, che a seconda del profilo, possono arrivare fino a 600 euro.

Dopo una no stop di circa 16 ore, ieri mattina intorno alle 8, all’Aran, è arrivata la firma del contratto, per il triennio 2016-2018, del nuovo comparto «Istruzione e ricerca» che interessa quasi 1,2 milioni di dipendenti (di cui 1,1 milioni sono lavoratori, docenti e non, della scuola). Aumenti stipendiali (decorrenza 1° marzo 2018) e arretrati (2016, 2017 e gennaio, febbraio 2018) verranno accreditati sui cedolini «al termine dell’iter procedurale di controllo del testo contrattuale» (se tutto filerà liscio, quindi, queste risorse si potranno trovare già nelle buste paga di marzo).

L’ipotesi di intesa è stata siglata da Cgil, Cisl, Uil (e dalla rispettive categorie della scuola), non da Snals-Confsal e Gilda degli insegnanti. Soddisfatto il governo: per la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, l’accordo raggiunto, che arriva dopo otto anni di mancati rinnovi, «è un impegno mantenuto. Siamo riusciti a garantire aumenti superiori a quelli previsti dall’intesa del 30 novembre 2016»; sulla stessa lunghezza d’onda, la collega, e titolare della Pa, Marianna Madia: «Un riconoscimento giusto e doveroso a chi si occupa della formazione e crescita di bambini e ragazzi».

Per far salire gli aumenti lordi mensili sopra gli 85 euro medi, negoziati a novembre 2016 con i sindacati, si prevedono, nel nuovo contratto, due voci aggiuntive, rispetto al “tabellare”. Si tratta di un “elemento perequativo”, che per i docenti della scuola oscilla tra i 3 e i 19 euro, appannaggio essenzialmente delle qualifiche iniziali; e un ulteriore riconoscimento economico (Rpd, «Retribuzione professionale docenti») di un importo che varia da 10,50 euro per chi ha un’anzianità di servizio da 0 a 14 anni, a 12,80 euro nella fascia 15-27, fino a 15,70 euro per anzianità in classe oltre i 28 anni. Per finanziare, essenzialmente, quest’ultima voce vengono utilizzati 70 milioni quest’anno, 40 a regime, che vengono sottratti ai 200 milioni complessivi previsti dalla legge 107 e destinati a premiare gli insegnanti meritevoli (oltre a questo “furto”, nel contratto, si prevede pure la contrattazione dei criteri generali per determinare il bonus premiale, ferma restando la procedura di assegnazione che rimane in capo ai presidi). «Si cambia la destinazione di una parte delle risorse legate alla valorizzazione del merito dei docenti per distribuirle indistintamente sulla retribuzione di tutto il personale, diminuendone l’impatto economico e l’efficacia sul miglioramento del servizio - commenta, contrariata Licia Cianfriglia, dell’Anp, l’Associazione nazionale presidi -. La parte restante, poi, viene rimessa alla contrattazione decentrata. Anche in questo caso si contravviene ai dettami della legge».

Scorrendo le 178 pagine dell’intesa spiccano la stretta su chat e molestie: i docenti che dovessero violare la fiducia accordatagli, mettendo in atto comportamenti o molestie di carattere sessuale nei confronti dei loro alunni, saranno da subito licenziabili (oggi al più scatta una sospensione cautelare). Per l’uso improprio degli strumenti di comunicazione, e in generale per il nuovo «codice disciplinare», bisognerà aspettare un’apposita sequenza contrattuale da ultimare entro luglio (l’ennesimo rinvio). Si prova, poi, a garantire la continuità didattica: dopo le deroghe degli ultimi tempi, torna il vincolo triennale nei trasferimenti dei docenti: gli insegnanti, cioè, dovranno rimanere per almeno tre anni nella scuola assegnata e richiesta volontariamente (per i residui trasferimenti su e da ambito è invece un nuovo “liberi tutti”).

Tra le altre novità, l’introduzione di norme di maggior favore per l’effettuazione di visite specialistiche ed esami diagnostici. Disco verde, pure, alla disciplina delle ferie solidali, che consente ai dipendenti con figli minori in gravi condizioni di salute, che necessitino di una particolare assistenza, di poter utilizzare le ferie cedute da altri lavoratori. Da segnalare, infine, le tutele introdotte per le donne vittime di violenza le quali, oltre al riconoscimento di congedi retribuiti, potranno avvalersi anche di una speciale aspettativa.


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